Milano, 12 dic. (Adnkronos) - Pierangelo Dacco' aveva "piena conoscenza e consapevolezza di una situazione 'sul filo del rasoio'" in cui versava il San Raffaele. E' quanto sostiene il gup di di Milano Maria Cristina Mannocci che ha condannato a 10 anni Pierangelo Dacco'. Nelle motivazione per la condanna dell'uomo d'affari, imputato nel processo sul dissesto del San Raffaele, il giudice sostiene che emergono "plurime e univoche circostanze" sulla sua consapevolezza, tanto che Dacco' "non puo' certamente venire considerato un soggetto comunemente 'terzo' rispetto alla Fondazione San Raffaele". Dacco' era "una presenza costante all'interno dell'ospedale" ed era "perfettamente inserito nei meccanismi interni all'ente e che vi rivestiva anzi un ruolo di assoluto rilievo". Il gup parla di un "fiume carsico di denaro che usciva dalla Fondazione senza causa o per cause fittizie" e che vede protagonista l'uomo d'affari. "E' evidente che Dacco' -si legge- trovandosi al centro del giro di denaro connesso alle sovrafatturazioni ed alle distrazioni, potesse correttamente rappresentarsi le ovvie ed ulteriori conseguenze che le condotte proprie ed altrui di cui aveva piena conoscenza determinavano una situazione di particolare sbilanciamento che, alla prima occasione, avrebbe potuto mettere in ginocchio l'ente depredato".




