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Immigrati: dopati per lavorare, a Latina gli indiani Sikh braccianti-schiavi (3)

domenica 18 maggio 2014
Immigrati: dopati per lavorare, a Latina gli indiani Sikh braccianti-schiavi (3)

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(Adnkronos) - L'assunzione di sostanze di qualunque tipo (dalle sigarette a qualunque stupefacente o dopante) - ricorda ancora il dossier - è severamente proibita dalla religione sikh e dunque condannata senza remore. Per questo è molto difficile riuscire a farsi raccontare con chiarezza l'uso e le modalità di approvvigionamento di queste sostanze. Se per alcuni braccianti doparsi è una necessità di sopravvivenza, questa pratica rischia di lasciare profonde cicatrici in una comunità che nel rispetto delle tradizioni e della propria filosofia di vita fonda le radici e la sua stessa identità. Una vergogna che rischia di isolare chi cade in una sorta di dipendenza. L'utilizzo del doping da parte di alcuni rischia infatti di alterare abitudini e dinamiche di una comunità fiera e coesa, inserita in un tessuto sociale che non offre servizi per l'inclusione ma che spesso manifesta sentimenti intolleranti. Essere emarginati dalla comunità significa per molti Sikh restare soli in balia di uno sfruttamento brutale e di una vita dura, senza dignità. Sostanze dopanti che nel tempo portano alla dipendenza, con pesanti effetti sulla salute delle persone. Se in chi ne fa uso prevale la vergogna di disattendere i dogmi religiosi, chi accetta di parlarne si divide tra la secca condanna e un sentimento di giustificazione per i connazionali che cercano comunque di rendere onore a un altro principio alla base della religione sikh: lavorare seriamente e con onestà. La comunità Sikh è molto preoccupata di fronte a un problema nuovo e grande, soprattutto perchè ha pochi strumenti di intervento, se non quello di chiedere aiuto alle Istituzioni. Non quindi una difesa a priori dei membri della comunità, quanto la richiesta esplicita di fermare un traffico pericoloso, prendendo anche i sikh eventualmente coinvolti. Da qui il plauso alle azioni delle forze dell'ordine per arginare il fenomeno, come avvenuto a fine di gennaio, quando sono stati arrestati alcuni connazionali e sequestrati 10 chili di capsule d'oppio. (segue)