Trent'anni fa, nell'aprile 1996, Romano Prodi portava per la prima volta gli ex comunisti a Palazzo Chigi. E oggi il Professore, padre putativo del centrosinistra e del Partito democratico, si ritrova a osservare con sgomento il caos del campo largo e le manovre degli alleati-rivali Elly Schlein e Giuseppe Conte. Ma non se ne starà con le mani in mano.
Prodi "oramai non riesce a comprendere la linea di Elly", rivela un retroscena del Giornale, secondo cui il canale telefonico tra l'ex premier e la segretaria Pd "sembra essersi interrotto. Schlein non compone il numero di cellulare del professore, figurarsi andare nella sua casa per una colazione".
L'Aria Che Tira, Luigi Crespi smonta Elly Schlein: "Il Vietnam, il deserto"
"Vai rapido che poi devo sentire tutti". David Parenzo, con questa affermazione, scatena Luigi Crespi. Ospite ..."Romano vuole essere considerato come un oracolo, vuole essere lui a dettare il gioco - spiega una "fonte autorevole" al Giornale -. Schlein ha commesso il grande errore di non fare le tre telefonate a settimana che altri hanno fatto per anni". Da qui il gelo politico e personale tra i due. Il guaio è che Schlein non può fare i conti senza Prodi, uno che per autorevolezza e rapporti muove ancora parecchie pedine trai progressisti.
Carlo De Benedetti, l'ingegnere cestina le primarie a sinistra
L’ultranovantenne ma sempre urticante, abrasivo, impietoso Carlo De Benedetti, vantatosi a suo tempo di desiderare...E i suoi interventi pubblici, sui giornali e in tv, vanno letti come "pizzini" inviati al Nazareno. Per esempio le parole molto dure sulle primarie, una corsa lanciata da Conte e accettata da Elly subito dopo la vittoria del "No" al referendum, sull'onda dell'entusiasmo: "Se continua così tutte sono le persone giuste per perdere perché una gara fatta oggi di questo tipo vuol dire litigare e lasciare spazio ai cinque gol della Bosnia. Che si cominci a discutere di politica e a fare proposte. Ora lo dicono tutti: prima il programma e poi decidiamo chi sarà il leader e poi le primarie", aveva detto Prodi a Start, su Sky.
Romano continua a chierede un "programma riformista", prima del nome del leader. Ma è tutto ribaltato e di riformista, nell'agenda di Conte e Schlein, c'è poco o nulla. Per questo, si prepara a un intervento pesante. "La verità di fondo - osserva un parlamentare consultato dal Giornale - è che per Prodi il Pd non esiste. Vi dirò di più: lo considera morto. Nella sua testa il partito non è mai nato, lui è rimasto legato alla storia dell’Ulivo. Ed è la ragione per cui pensa che sia necessario fare qualcosa fuori".
Romano Prodi, "sa qual è il dramma?": perché Schlein e Conte sono già condannati
"Questi 30 anni non sono passati, come si suol dire, in un attimo. Mi sembra proprio che sia trascorso un secolo! N...Il riferimento politico del Professore, non è un mistero, oggi è Ernesto Maria Ruffini, espressione del cattolicesimo democratico proprio come lui lo è stato per un trentennio abbondante, dall'Iri al governo. Ruffini, ex capo dell'Agenzia delle Entrate, ha creato un suo movimento, Più Uno, assai considerato dagli addetti ai lavori ma invisibile dal punto di vista elettorale. Altro uomo di Romano è Graziano Delrio, big dem in rottacon la Schlein. C'è ovviamente il bolognesissimo Pier Ferdinando Casini, nome che torna sempre quando si parla di Quirinale, per esempio.
Ruffini era la carta scoperta per Palazzo Chigi, possibile leader "civico" del centrosinistra. Ma non sembra aver sfondato e così si starebbe facendo largo il Piano B di Prodi, un piano pesante: "Paolo Gentiloni - suggerisce il Giornale - che è già stato presidente del Consiglio e anche vicepresidente della Commissione Ue. Un curriculum quasi speculare a quello del professore". E che soprattutto, a differenza di Elly, continua a telefonare a Romano.




