(Adnkronos) - Il gip ha emesso la stessa misura nei confronti di Giuseppe Spataro, zio di Francesco Pesce e di Giuseppe Pesce, già sottoposto a fermo il 16 luglio ma scarcerato per carenza del quadro indiziario. Determinanti per la sua posizione si sono rivelate le dichiarazioni rese dalla collaboratrice di giustizia Giuseppina Pesce. Il Gip di Reggio Calabria ha emesso la misura custodiale nei confronti di ulteriori 13 indagati (non colpiti dal provvedimento di fermo del 16 luglio) ritenuti responsabili del reato di favoreggiamento personale aggravato per aver agevolato la latitanza di Giuseppe Pesce. Il provvedimento scaturisce dagli esiti di due distinte attività investigative svolte sul contesto mafioso della Piana di Gioia Tauro, sviluppate dai Carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Reggio Calabria in due periodi differenti. La prima, tra settembre 2012 e ottobre 2013, finalizzata alla cattura dell'allora latitante Giuseppe Pesce (34 anni, chiamato Testuni), divenuto reggente dell'omonima cosca all'indomani della cattura, il 9 agosto 2011, del fratello maggiore Francesco (36 anni); la seconda, condotta tra i mesi di gennaio e giugno 2014, nei confronti di Umberto Bellocco (suocero di Giuseppe Pesce) e di altri appartenenti all'omonimo sodalizio, di cui l'anziano boss è il capo fondatore.



