(Adnkronos) - "Un numero così grande e crescente di minori in situazione di estremo disagio, ci dice una cosa semplice - spiega Neri - la 'febbre' è troppo alta e persistente e i palliativi non bastano più, serve una cura forte e strutturata. E la cura è, secondo Save the Children ma anche istituzioni autorevoli come la Banca d'Italia e l'Ocse, investire in formazione e scuola di qualità, laddove l'Italia è all'ultimo posto in Europa per competenze linguistiche e matematiche della sua popolazione". "La recessione non è iniziata 'soltanto' 5 anni fa - aggiunge - in conseguenza della crisi dei mutui subprime o degli attacchi speculativi all'euro, ma affonda le sue radici nella crisi del capitale umano, determinata dal mancato investimento, a tutti livelli, sui beni più preziosi di cui disponiamo: i bambini, la loro formazione e conoscenza. Sotto questo aspetto, l'Atlante non offre solo una mappa di ciò che non va, ma mostra bene in controluce ciò che si può e si deve fare per rimettere a posto le cose". A livello nazionale sono oltre 650 mila i minori che vivono in comuni completamente falliti e senza un euro in cassa (72) o sull'orlo della bancarotta (52). Nel Lazio in particolare sono 25.600 i minori che versano in queste condizioni e 10 i comuni interessati. Amministrazioni costrette ad alzare al massimo le tasse per le prestazioni fondamentali o anche a ridurre alcuni servizi cruciali, sottolinea Save the Children. Uno svantaggio che sempre più spesso va di pari passo con una notevole contrazione dei servizi socio-educativi e socio-sanitari: per esempio, solo il 16% dei bambini vengono presi in carico dagli asili nido e si registra una contrazione nel numero di consultori, ridottisi di 4 unità a livello regionale.




