Milano, 20 set. - (Adnkronos/Ign) - Aveva una florida attività, da 82 milioni di euro di fatturato e 2200 collaboratori in tutt’Italia, ma non versava un soldo al fisco né pagava contributi. E' quanto hanno scoperto gli uomini della Guardia di Finanza di Monza che oggi hanno arrestato un imprenditore monzese per frode fiscale accusato di aver evaso imposte e contributi previdenziali per 50 milioni di euro. Al centro delle indagini il gruppo Viesse International Holding, che opera nella fornitura dei servizi alle aziende, composto da dieci società con quartier generale a Usmate Velate (Monza Brianza). Ingente il patrimonio immobiliare sequestrato, riconducibile al titolare: una villa con piscina, sauna e bagno turco a Lesmo, dove il 44enne vive con la famiglia, un super attico ad Alghero in Sardegna, 6 villette realizzate a Villasanta (Mb), 13 appartamenti, 43 capannoni industriali, 40 terreni distribuiti tra le provincie di Milano, Monza, Bergamo, Lecco e Sassari, oltre a 100mila euro depositati nei conti correnti. Il tutto per un importo pari a 50 milioni di euro, ossia il controvalore della frode contestata La frode, spiegano gli inquirenti, si basava sulla falsificazione della contabilità e sull'illecito utilizzo delle compensazioni tra crediti e debiti tributari. Le indagini sono partite da alcune segnalazioni sul conto di società del Gruppo Viesse trasmesse dall'Inps e dall'Agenzia delle Entrate di Monza alla Procura della Repubblica, per irregolarita' rilevate nel pagamento di debiti previdenziali. I Pubblici Ministeri Manuela Massenz e Giulia Rizzo, per far luce sulla vicenda, hanno deciso di raccogliere le diverse segnalazioni in un unico fascicolo ed affidare le indagini ai militari del Gruppo Guardia di Finanza Monza. Dopo una serie di accertamenti agli inizi del 2013 le Fiamme Gialle monzesi hanno notificato i primi avvisi di garanzia a sette tra amministratori e rappresentanti legali delle società del Gruppo Viesse e sono scattate le perquisizioni nelle sedi delle aziende e delle abitazioni degli indagati. Sono stati necessari alcuni mesi ai finanzieri per esaminare tutta la contabilità delle aziende (sedici quelle coinvolte) e per ricostruire l'ingegnoso ed al tempo stesso insidioso meccanismo evasivo. Nonostante un fatturato di tutto rispetto (oltre 82 milioni di euro) e 2.200 collaboratori sparsi in tutt'Italia, le aziende del Gruppo non hanno versato praticamente né imposte all'erario né contributi all'Inps ed all'Inail. I debiti tributari e previdenziali maturati dalle società sono stati con sistematicità illecitamente "azzerati", ossia compensati con crediti Iva del tutto inventati oppure artatamente gonfiati (le fatture ricevute venivano annotate sui registri Iva con importi decisamente maggiorati, per aumentare il credito Iva delle singole società). Al termine delle indagini il Gip di Monza, su richiesta dei Pubblici Ministeri, ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quello che è ritenuto il regista ed il reale beneficiario dell'ingente frode fiscale, ordinando il sequestro, finalizzato alla confisca, dei beni a lui riconducibili. L'imprenditore è attualmente detenuto nel carcere di Monza, a disposizione dell'Autorità Giudiziaria, per rispondere delle accuse di evasione fiscale, indebite compensazioni d'imposta, omessi versamenti di ritenute fiscali operate nei confronti dei propri dipendenti.




