Grosseto, 9 dic. (Adnkronos) - "Quando sento che non risponde o sembra che non voglia osservare l'ordine che gli ho dato, a quel punto devo necessariamente sapere cosa c'è a bordo della nave per poter continuare il soccorso anche senza la collaborazione del comando di bordo". Lo ha detto il capitano di fregata Gregorio De Falco, della capitaneria di Porto di Livorno, sentito oggi come teste nell'ambito dell'udienza del processo per il naufragio della Costa Concordia che si svolge al Teatro Moderno di Grosseto, riferendosi ai momenti del naufragio e alle telefonate con l'ex comandante Francesco Schettino. "Speravo che il comandante comunque avesse notizia di qualche altro ufficiale, che pure c'era poi in effetti - ha continuato riferendosi agli ufficiali presenti sulla nave - e che mi potesse mettere in contatto con qualche altro ufficiale della nave che conoscesse la nave con cui prendere contatto, ma non fu possibile, non mi diede nessuna indicazione, glielo ho chiesto piu' volte". "Mettere a bordo persone che non conoscono la nave e che non hanno dimestichezza rispetto alla Concordia - ha concluso - era un grande rischio in quel momento".




