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Parata è la parola della settimana

Non solo i cavalli in fuga a Roma. Occhio allo "zampino spagnolo"
di Massimo Arcangelilunedì 1 giugno 2026
Parata è la parola della settimana

2' di lettura

Equini in fuga. Nella tarda sera di venerdì, poco prima della mezzanotte, durante i preparativi per la solenne parata militare del 2 giugno, di celebrazione dell’ottantesimo della Repubblica, un gruppo di cavalli imbizzarriti, spaventati dall’esplosione di alcuni petardi, è scappato a zampe levate dalle Terme di Caracalla, galoppando fra le automobili e i passanti, in direzione della via Cristoforo Colombo, notoria strada a scorrimento veloce. Più eloquente di qualsiasi analisi l’audio di accompagnamento a un video postato sulla pagina Instagram dei “tassisti notturni di Roma” da un esponente della categoria: «Glie se so’ persi i cavalli, aoh. Che spettacolo, regà. Nun ce voglio crede».

E giù i commenti: «Ma pagano solo il vincente o anche i piazzati???»; «Cicatun cicatun cicatun; «L’ultimo era pokemon!». Gli animali, inseguiti dai militari, a piedi e in sella, dopo la loro “fuga per la libertà”, sono stati alla fine raggiunti, bloccati e presi in custodia fra i quartieri della Garbatella e dell’Eur.

Parata sarà scaturito dall’aggettivo parato per “adornato” o “addobbato” – come nelle espressioni parato a festa o parato a lutto – ma non è da escludersi che sulla sua nascita possa averci messo il suo zampino lo spagnolo parada, che ci è giunto per il tramite del francese parade (“evoluzione di un cavaliere in un torneo o una rivista”, sec. XVI). Per indicare una sfilata militare parata s’impone sul suo più diretto concorrente in età ottocentesca («L’uso ha sostituito questa voce (...) a quella di Mostra, che è la sua propria», Giuseppe Grassi, Dizionario militare italiano (...), edizione seconda ampliata dall’autore, vol. III, Torino, Società Tipografico-Libraria, 1833, p. 168) ma è attestata almeno dal Seicento: «Di poi» – il soggetto è il sergente maggiore –, «messosi innanzi a tutti, guidarà la gente pel più comodo luogo (...) alla piazza d’arme, dove farà la sua parata (...). E fatta la parata, o vero lo squadrone, (...) mostrarai (...) dove si deono mettere le bandiere» (La vera militar disciplina antica e moderna del capitano imperiale Cinuzzi sanese (...), libro terzo, Siena, appresso Salvestro Marchetti, 1604, p. 189 sg.).