(Adnkronos) - Per Confindustria, in generale, le proposte per riformare il mercato del lavoro con nuove tipologie contrattuali riguardano principalmente il profilo della flessibilità delle mansioni e la reintegrazione prevista dall'art. 18 che dovrebbe "trovare applicazione per le sole fattispecie di licenziamenti nulli o discriminatori". Il contratto di apprendistato, a sua volta, "deve rappresentare - si legge in un documento programmatico - la vera porta di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro". Per il tempo determinato, invece, "occorre salvaguardare il percorso compiuto finora, limitandosi a chiarire alcuni profili della disciplina". A dar voce agli industriali sul tema, nell'ultimo periodo, sono stati importanti esponenti di viale dell'Astronomia, tra cui il vicepresidente per le relazioni industriali, Stefano Dolcetta. I contratti a tutele crescenti "fanno crescere il costo del lavoro semplicemente per effetto del passare del tempo", ha detto qualche mese fa, sottolineando come sia necessario aumentare la flessibilità in uscita con investimenti nelle politiche attive. Pro-abolizione sono Matteo Zoppas, presidente di Confindustria Venezia, per cui - ha sottolineato proprio pochi giorni fa - abolire l'articolo 18 significa "concedere alle imprese efficaci riorganizzazioni aziendali seguendo gli spostamenti della domanda, dando la possibilità all'imprenditore di chiudere rami non più remunerativi". Con lui si è esposto anche l'ex presidente di Confindustria Antonio D'Amato, che vede nell'articolo 18 "un peso insopportabile da abolire".




