Roma, 23 mar. (Adnkronos) - "Sono piu' di 13mila le imprese italiane manifatturiere che esportano prevalentemente prodotti del bello e ben fatto (imprese-BBF), cioe' beni di consumo di fascia medio-alta dei settori tipici del made in Italy: abbigliamento, alimentare, arredamento e calzature. Le imprese-BBF rappresentano un quinto del totale delle imprese manifatturiere esportatrici italiane, hanno una dimensione inferiore alla media di queste ultime e una vocazione internazionale superiore a quella delle imprese non-BBF". E' quanto rileva uno studio del Csc, Centro studi di Confindustria. "Nella crisi le imprese-BBF hanno diversificato maggiormente la produzione e ampliato la geografia delle loro esportazioni, ma il loro recupero e' stato piu' lento di quello delle imprese non-BBF a causa della maggiore concentrazione delle loro vendite nei mercati maturi. Una motivazione in piu' per le imprese-BBF a espandersi nei paesi emergenti in cui l'allargamento della classe benestante offre un nuovo potenziale bacino di consumo. Le vendite all'estero di prodotti belli e ben fatti rappresentano un sottoinsieme del made in Italy, quantificabile in 51 miliardi di euro nel 2011, pari al 14% delle esportazioni manifatturiere totali italiane: il 36% di esse viene dall'alimentare, il 32% dall'abbigliamento e tessile casa, il 18% dai beni di arredo e il 14% dalle calzature", continua il Csc. "Il 72% dell'export BBF e' riconducibile alle imprese italiane manifatturiere che esportano prevalentemente prodotti belli e ben fatti (imprese-BBF), il restante 28% proviene da imprese che vendono all'estero principalmente beni non-BBF o da imprese commerciali", continua la nota. (segue)




