Milano, 18 lug. (Adnkronos) - Sono drammatiche le conseguenze della crisi sull'industria metalmeccanica lombarda. Nel primo semestre 2013 hanno pagato caro il prezzo della congiuntura negativa 2.819 aziende e 61.770 lavoratori. Si registra inoltre un'impennata di licenziamenti nelle piccole aziende: +43% rispetto a fine 2012. Complessivamente, sono ben 173 le imprese che nel primo semestre di questo anno hanno avviato nuove procedure di mobilita', per 3.368 lavoratori. E' quanto emerge dal 35° rapporto semestrale sulle situazioni di crisi, presentato questa mattina a Milano dalla Fim Lombardia, il sindacato della Cisl del settore metalmeccanico. "Persistono i segnali allarmanti delle difficolta' dell'industria e dell'emergenza occupazionale che investe il settore metalmeccanico - afferma Nicola Alberta, segretario generale Fim Lombardia -. Vanno attuate strategie di sviluppo e di dotazione infrastrutturale per rafforzare il manifatturiero, favorire l'accesso al credito per gli investimenti industriali e le innovazioni, garantire la sostenibilita"'. Il rapporto evidenzia un aumento del 5% delle aziende che fanno ricorso alla cassa integrazione ordinaria (cigo): sono 1.714 nel semestre, con 39.882 lavoratori interessati (+3,75% su base annua). Crescono del 33,91% le aziende che ricorrono alla cassa integrazione straordinaria (cigs), che vede coinvolti 18.520 lavoratori (+2,88% rispetto al periodo precedente). Sempre alta la mobilita', con 173 aziende (139 nel semestre precedente) che hanno proceduto a nuovi licenziamenti per 3.368 lavoratori, con un incremento del 42,35% nel dato tendenziale annuo. (segue)




