Firenze, 18 giu. (Adnkronos/Labitalia) - Fra il 2008 e il 2012, in Toscana si sono registrati 18 mila lavoratori in meno, che sono pero' il saldo fra due opposti andamenti: 43 mila occupati in meno fra i 15-29enni e 25 mila occupati in piu' fra gli over 30. In aumento i tassi di disoccupazione giovanile, che tornano ai livelli del 1992-93, dopo una lunga stagione in cui tali tassi si erano notevolmente ridotti, anche grazie alle riforme che, a cavallo del nuovo millennio, avevano introdotto una maggiore flessibilita' del mercato del lavoro. La deregolamentazione del mercato del lavoro aveva quindi sostenuto un modello di crescita estensivo, capace di creare occasioni di lavoro che pero' conoscono un rapido ridimensionamento appena arriva la recessione. Questi i dati toscani presentati e analizzati oggi da Nicola Sciclone dell'Irpet nell'ambito del convegno 'Come dare un futuro ai giovani', svoltosi oggi nella sede della presidenza regionale. La crisi ha colpito quasi tutti i paesi, dice l'Irpet, tuttavia la minore intensita' della caduta del Pil, da un lato, e la minore dualita' del mercato del lavoro ha fatto si' che altrove i giovani pagassero un prezzo minore. In ogni caso se, ad esempio, guardiamo al rapporto fra il tasso di occupazione giovanile rispetto al tasso di occupazione della popolazione adulta (oggi al 30%), e' facile osservare la distanza che l'Italia, e inevitabilmente anche la Toscana, scontano rispetto ai paesi, eccetto quelli dell'area mediterranea, che, piu' di noi, hanno una tradizione di incisive politiche attive del lavoro e un efficiente ed efficace sistema della formazione. La qualita' dell'istruzione e il modo in cui l'istruzione interagisce con il mondo del lavoro sono parte integrante delle politiche del lavoro. E' questo un punto spesso sottovalutato, ma invece molto rilevante. Tutte le statistiche sui livelli e la qualita' dell'istruzione collocano il nostro paese, e quindi anche la Toscana (ogni 100 giovani in eta' 18-24 anni poco piu' di 18 non conseguono il diploma di scuola secondaria), nelle posizioni meno elevate. Abbiamo uno skill gap rispetto ai paesi piu' evoluti, ma anche rispetto a quelli emergenti che pongono l'istruzione al primo posto nelle loro strategie di crescita economica e sociale. (segue)




