(Adnkronos/Labitalia) - A questo deficit di formazione si aggiunge la sfasatura fra il mondo della istruzione e quello del lavoro: troppi lavoratori fra i giovani sono sotto inquadrati (anche in Toscana poco meno di 1 su 2 fra i laureati e poco piu' di 1 su 2 fra i diplomati), a testimonianza da un lato della incapacita' del sistema produttivo di assorbire una domanda di lavoro qualificata e, dall'altro, delle scelte spesso poco lungimiranti delle famiglie nella scelta dei percorsi di studio dei propri figli. La gravita' della disoccupazione e la sfasatura fra domanda e offerta richiedono interventi per favorire l'alternanza scuola-lavoro: queste esperienze servono all'orientamento e rendono piu' facile il passaggio a un lavoro definitivo. Il modello tedesco, a questo proposito, offre alcuni spunti interessanti di riflessione, basandosi su un sistema in cui non esiste la contrapposizione fra saperi accademici e generalisti, da un lato, e tecnici professionali, dall'altro, e in cui l'integrazione fra scuola e lavoro e' promossa a tutti i livelli. In Toscana non si parte da zero: i percorsi di istruzione e formazione Iefp, Its, Ifts sono tutte esperienze che si richiamano a quel modello, ma vanno messe in filiera, potenziate, valorizzate, orientate alla cultura del risultato, sapendo naturalmente che nessun modello e' esportabile tout court, ma al tempo stesso che sul rilancio della formazione tecnico e professionale si gioca una importante partita a favore dei giovani. (segue)




