(Adnkronos) - Un recupero frutto anche del lavoro di Gelardini Romani, che con il loro road show in Asia che, dall'inizio del 2012, ha coinvolto collezionisti ed investitori di citta', oltre ad Hong Kong, come Guangzhou, Nanchang, Shanghai, Hangzhou e Qingdao. Che insieme fanno 50 milioni di abitanti e sono tra le piu' ricche della Cina, e che hanno iniziato a conoscere ed apprezzate i "Grand Cru d'Italia", ovvero quella elite di etichette che Gelardini and Romani hanno classificato dal 2008 in base ai risultati delle aste (maggiori livelli di prezzo e minore percentuali di lotti invenduti), "che puo' diventare la testa di ponte per far conoscere al pubblico cinese l'intera produzione enoica dello stivale. Divulgando la nostra classificazione, stiamo cercando di supplire ad una lacuna del sistema, perche' la mancanza di una classificazione ufficiale delle eccellenze enoiche italiane, e' la principale discriminante fra i vini nostrani e quelli Francesi. Una discriminante che, fino ad oggi, ha penalizzato fortemente il vino italiano sul mercato asiatico. D'altra parte le denominazioni italiane definiscono una tipicita', piuttosto che una qualita' assoluta, che e' invece l'aspetto che piu' interessa al pubblico cinese, come confermato anche dai piu' influenti critici enogastronomici cinesi com Fung Wei Dong e Eric W.M. Wong che, insieme ai compratori, ovviamente, hanno contribuito significativamente al successo dell'incanto". Una buona notizia, senza, dubbio, per il vino italiano. E per i collezionisti del Belpaese, appuntamento a Roma, il 18 dicembre, con l'asta dei Grand Cru d'Italia "en primeur" di Gelardini and Romani.




