(Adnkronos) - Si chiede, poi, che "lo Stato non volti nuovamente le spalle a questa citta' e alla sua provincia ma vigili e sostenga in ogni modo, anche finanziariamente, le bonifiche di tutto il territorio contaminato dall'inquinamento dell'industria pesante nel piu' breve tempo possibile". Chi inquina paga: questo un altro slogan dei manifestanti che pretendono "il risarcimento da parte di chi ha danneggiato il territorio e i suoi cittadini, con sequestro immediato e alienazione dei beni mobili e immobili". Il Comitato manifesta "sdegno nei confronti dei rappresentanti istituzionali che hanno agevolato il processo di distruzione del territorio ionico e opposizione critica verso le forze politiche e partitiche che hanno approvato supinamente le ultime misure governative pro Ilva e, di conseguenza, che hanno autorizzato attivita' produttive altamente inquinanti". Per il Comitato "qualsiasi decisione di rilevanza sociale, politica ed economica per Taranto" deve essere presa "assieme a tutte le parti sociali che la rappresentano". Non e' possibile, quindi che non ci siano "alternative alla monocultura dell'acciaio. Le vocazioni territoriali e le tradizioni - sostengono gli organizzatori della marcia - non devono piu' essere sacrificate in nome del profitto: l'aria, la terra, l'acqua devono essere tutelate e viste come risorse indispensabili e preziose utili alla costruzione di un reddito dignitoso e salubre. Perche' tutto questo parta dalla Cultura e dall'intero sistema di trasmissione della conoscenza unico motore endogeno di sviluppo anche economico. Non esiste un costo, in termini di salute, sopportabile in uno Stato civile per le esigenze produttive e non e' accettabile che il presente e il futuro dei bambini di Taranto sia segnato irrimediabilmente. Nessun ragionamento di carattere economico e produttivo - conclude il documento - dovra' e potra' mai mettere minimamente in dubbio questo concetto".




