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Bce, mossa-killer della Lagarde sui tassi? Ma è caos: cos'è successo in consiglio

Michele Zaccardi
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Chi pensava a un ravvedimento resterà deluso: la Banca centrale europea ha alzato i tassi per la decima volta consecutiva, portando quello principale dal 4,25% al 4,5%. E non è escluso che, entro la fine dell’anno, possa esserci un altro ritocco all’insù. Apoco sono serviti gli allarmi lanciati da più parti negli ultimi mesi sui rischi per l’economia derivanti da una stretta monetaria così feroce e rapida. Come a poco è valsa l’opposizione di alcuni governatori che, in seno al consiglio direttivo di Francoforte, consigliavano maggiore prudenza. 

Alla fine, Christine Lagarde ha scelto di tirare dritto, contando sul sostegno dei membri più oltranzisti, a cominciare dal tedesco Joachim Nagel, nonostante la situazione tutt’altro che florida del suo Paese. La decisione, ha spiegato in conferenza stampa la presidente della Bce, è stata presa con «una solida maggioranza», ma non all’unanimità. Sintomo del disagio, o della titubanza, di «alcuni governatori», che «avrebbero preferito una pausa» della stretta, anche per il vistoso peggioramento dello stato di salute delle economie dell’eurozona. Ma tant’è. E dunque avanti ancora con un aumento del costo del denaro da 25 punti base, che porta il tasso sui depositi dal 3,75% al 4%, un livello mai visto dall’introduzione dell’euro nel 1999.

 

PREOCCUPAZIONI
A preoccupare la Bce è un’inflazione che, sebbene in frenata, prosegue la sua corsa. E che potrebbe farsi più “appiccicosa” e quindi più difficile da debellare. «L’inflazione» ha spiegato Lagarde, «continua a diminuire, ma ci si attende tuttora che rimanga troppo elevata per un periodo di tempo troppo prolungato». L’obiettivo della Bce, infatti, è riportarla «tempestivamente» al 2%. E le ultime proiezioni dei tecnici di Francoforte non lasciano del tutto tranquilli: quest’anno la crescita dei prezzi dovrebbe attestarsi al 5,6% per poi calare al 3,2% nel 2024 e scendere al 2,1% nel 2025. Per questo Lagarde ha sottolineato che al rialzo di ieri potrebbero seguirne un altri: «Non è detto che i tassi abbiano raggiunto il picco». Poi, certo, sia la presidente che il comunicato diffuso al termine del vertice hanno ribadito che l’approccio che si seguirà nei prossimi mesi sarà «dipendente dai dati».

D’ora in poi, e questo potrebbe aprire la porta a una pausa nei prossimi meeting, come prevedono numerosi analisti, l’attenzione della Bce si concentrerà sulla durata della stretta piuttosto che sull’aumento del costo del denaro. «Con la decisione di oggi (ieri, ndr)» ha detto Lagarde, «i tassi hanno raggiunto un livello tale da poter dare un sostanziale contributo, se mantenuti abbastanza a lungo su questo livello, al ritorno dell’inflazione all’obiettivo» del 2%.

Insomma, a breve, tagli al costo del denaro non ce ne saranno, sebbene la stessa Bce sia consapevole del rallentamento in atto, al punto da rivedere «significativamente al ribasso», come si legge nel comunicato, le sue stime per i prossimi anni. Secondo le ultime proiezioni di Francoforte, l’area euro dovrebbe crescere dello 0,7% (invece dello 0,9%) nel 2023, dell’1% (invece dell’1,5%) nel 2024 e dell’1,5% nel 2025. «L’economia dell’Eurozona resterà probabilmente debole nei prossimi mesi. I segnali del terzo trimestre indicano un trimestre debole e i rischi per la crescita sono orientati al ribasso», ha spiegato Lagarde, aggiungendo che per vedere una ripresa dell’economia si dovrà aspettare il 2024 e non la seconda metà di quest’anno come previsto in precedenza.

E se il mercato del lavoro finora ha retto, «la dinamica del credito si è ulteriormente indebolita» ha precisato la governatrice. «Questo ciclo di rialzi» ha aggiunto, «si sta trasmettendo in modo molto più rapido rispetto al precedente» e «si riflette nei volumi dei prestiti». Il credito bancario alle famiglie negli ultimi tre mesi ha infatti registrato una contrazione dello 0,8% su base annua, il calo più marcato dalla nascita dell’euro.

Sono proprio i timori legati a un peggioramento della congiuntura ad aver innescato la reazione della politica italiana. «Christine Lagarde vive su Marte. È il classico esponente che dice che l’operazione d’urgenza è perfettamente riuscita ma intanto il paziente è morto» ha attaccato il vicepremier Matteo Salvini. «Aumentare il costo del denaro è anti economico e anti sociale» ha aggiunto, definendo la mossa della Bce «l’ennesimo scempio» che danneggia famiglie e imprese. Più compassato il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, secondo cui la decisione di ieri non aiuterà «la ripresa economica dell’Europa».

Di certo c’è che l’aumento del costo del denaro farà lievitare ancora di più le rate dei mutui. Secondo la Federazione autonoma bancari (Fabi), i tassi dei nuovi prestiti variabili per l’acquisto delle abitazioni potrebbero arrivare al 7%, dallo 0,6% di fine 2021. Per un finanziamento ventennale da 150mila euro, scrive la Fabi, «la rata mensile sarà di 1.180 euro, ben 515 euro in più (+77,4%)». Per quanto riguarda i nuovi mutui a tasso fisso, gli interessi sono passati «da circa 1,8% anche fino a oltre il 6%», mentre le rate mensili sono più che raddoppiate.

 

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