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Superbonus, l'allarme ignorato della Ragioneria generale: "Buco da 37 mld"

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Neanche un anno fa la Ragioneria generale dello Stato aveva avvertito del "buco" dovuto al superbonus al 110%. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera l'11 ottobre scorso in un documento di 32 pagine - "Relazione sul monitoraggio degli effetti finanziari degli incentivi immobiliari" - si metteva in guardia i governi. "Il quarto capitolo discute gli 'scostamenti annuali (dei costi, ndr) rispetto alle previsioni'. Si tratta di quanto in più finirà nel debito pubblico rispetto alle stime delle 'relazioni tecniche' prodotte nel ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) prima che le norme sui bonus fossero approvate". Quindi nella nota si legge: "La differenza tra gli oneri aggiornati sulla base delle informazioni più recenti (...) risulta pari a 37,7 miliardi di euro e dipende interamente dagli effetti relativi al Superbonus e al Bonus facciate". Insomma, era già tutto chiaro undici mesi fa.

 

 

Non solo. "Poiché fino all’agosto del 2022 si erano accumulati oneri da agevolazioni per 72,3 miliardi, un euro ogni due di debito in più non era stato messo in conto. I tecnici che dovevano stimare gli effetti delle misure prima della loro approvazione hanno mancato in pieno metà dei costi". Non un dettaglio. 

Ma come è stata possibile una superficialità del genere? Secondo quanto si legge nell'articolo, "nella struttura del Mef si inizia a sospettare che, facendo leva sui costi dei bonus, sia in corso un’operazione per mettere sotto accusa il Ragioniere dello Stato Biagio Mazzotta e indebolirne il potere di veto di fronte a eventuali mosse azzardate in Legge di bilancio. Nota un osservatore: 'Al primo no a una misura non coperta, decisa in vista delle elezioni europee, diranno che Mazzotta è quello che ha lasciato passare il disastro del Superbonus'. Ma è così? Una ricostruzione dei documenti fra l’avvio degli sgravi sulla casa a metà del 2020 e l’anno scorso mostra una realtà più complessa e una fragilità generale delle amministrazioni. Le relazioni tecniche sull’impatto delle misure, per regolamento, vengono dal Dipartimento delle Finanze del Mef, sulla base di dati dell’Agenzia delle Entrate e dell’agenzia per l’energia Enea. Qui qualcosa sembra non aver funzionato. Per esempio la relazione tecnica della misura di fine 2020 che proroga i bonus ben dentro al 2022 è nella Legge di bilancio di allora: mette in conto 200 milioni di debito in più nel 2022 e due miliardi quest’anno. Una sottovalutazione colossale".

 

 

L'unica certezza è che "un esame delle carte rivela come dall’inizio, da metà 2020, i politici sapessero che era molto probabile lo scenario poi avveratosi nel 2023: l’agenzia statistica europea Eurostat ha obbligato l’Italia a fare trasparenza e correggere (molto) al rialzo i deficit dal 2020 al 2022 a causa dei bonus-casa". Mazzotta insomma "li aveva avvertiti, da subito" ma non è stato ascoltato.  

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