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Energia, ecco perché deciderà il futuro europeo

Daniele Dell'Orco
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I meccanismi di funzionamento dell’Unione europea, un po’ misteriosi per tutti, vengono messi a nudo da Donato Bendicenti nel suo Scintille L'avventura dell’energia in Europa dalla scissione dell’atomo alla rivoluzione verde (Luiss University Press, pp.192, euro 17). Sebbene come si evince dal titolo il volume pone il “green” come minimo comune denominatore, si impone in realtà come lettura ben più estesa per chiunque voglia comprendere il delicato intreccio, nell’epoca dei conflitti globali, tra politica, economia e sostenibilità che caratterizza il tema dell’energia nell’agenda europea. Bendicenti, giornalista esperto e responsabile della redazione Rai a Bruxelles, guida il lettore attraverso la complessa evoluzione del Moloch del nostro tempo: il ripensamento dell’approvvigionamento, e del consumo, di energia alla luce della transizione verde, del cambiamento climatico, della crisi innescata dall’invasione russa in Ucraina.

Il percorso, arricchito dalla prefazione del presidente del Parlamento Ue Roberta Metsola, parte da un assunto di base: «L’energia è politica». Uno slogan ormai piuttosto ovvio che potrebbe essere perciò addirittura modulato in versione ancora più netta: «L’energia, ormai, è la politica». Perché non c’è tematica affrontata nei palazzi del potere che non ricada in questo leitmotiv. Il libro di Bendicenti ne mostra tutta la pervasività. Gli undici capitoli che lo compongono non si limitano a un’analisi tecnica, ma sono pieni di digressioni che spaziano dal filosofico al musicale, dal teologico al quotidiano, e rappresentano la prova lampante che la questione energetica non riguardi solo la bolletta della luce ma sia intrinsecamente legata a scelte culturali, etiche e sociali. 

 

 

Il racconto di Bendincenti parte dall’anno zero per l’approvvigionamento energetico del Vecchio Continente: l’embargo al petrolio russo varato il 3 dicembre 2022, sottolineando la volontà dell’Ue e del G7 di rompere la dipendenza energetica da Mosca. Di pari passo sono state adottate soluzioni emergenziali, o sono stati drasticamente accelerati progetti già in atto, come il Green Deal o la ricerca di altri fornitori di idrocarburi. Senza dimenticare scelte drammatiche come la «riscoperta» del carbone. La narrazione, che a tratti assume toni personali, porta Bendicenti a descrivere le complesse trattative, le strategie adottate, le divisioni interne all’Ue e il cammino tortuoso ma determinato verso l’autonomia energetica e la sostenibilità. Nel racconto del dibattito sull’introduzione del tetto al prezzo del gas, ad esempio, raccontato nell’ottavo capitolo, Bendicenti, che sceglie di reindossare i panni del cronista, procede ad un lungo e dettagliato résumé dell’estenuante trattativa che portò a fissare il “price cap” a 180 euro a megawattora. Una partita che, fin dall’inizio, vide in prima linea l’Italia governata da Mario Draghi (che la lasciò in eredità a Giorgia Meloni) mentre la Germania come capofila della fronda contraria al tetto. Viste le forze in campo, lo scontro tra i 27 membri dell’Unione fu lungo e sfiancante.
Come spiega nel libro Piero Benassi, allora Rappresentante Permanente dell’Italia in Ue, si viveva all’epoca in un clima di allarme crescente, con i cittadini europei che per tutto il 2022 si ritrovarono a dover fronteggiare i prezzi dell’energia, schizzati a cifre impensabili fino a poco tempo prima.

 


Particolarmente significativi sono poi i capitoli dedicati al ritorno del nucleare e all’iniziativa RePowerEU, che a loro volta provvedono a fare luce sulle tensioni tra il necessario passaggio a fonti energetiche pulite e le difficoltà pratiche e finanziarie di tale transizione. Attraverso interviste esclusive a figure chiave come Paolo Gentiloni, Raffaele Fitto e Gilberto Pichetto, Bendicenti prova ad offrire spunti su quelle che saranno, o che dovranno necessariamente essere, le direzioni future della politica energetica europea. Scintille è architettato sulla base di un compromesso tra ciò che accade davanti alle quinte del grande teatro della politica europea e ciò che invece il cittadino comune non immagina.

La lettura del libro non può però lasciare al riparo quanti, spesso scettici circa le decisioni che vengono prese a Bruxelles, continuano a percepire addosso la percezione di un’Europa che vive in perenne emergenza, come se la politica fosse diventata ormai una slot machine in cui l’imprevisto diventa l’unica previsione possibile. Proprio perché «l’energia è politica» invece, la transizione green che dovrebbe avere un carattere generazionale, rischia di gravare sui cittadini quasi come una punizione: dolorosa, improvvisa e per certi versi ben lungi dall’essere percepita come condivisa e condivisibile. 

 

 

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