La tentazione, siamo onesti, verrebbe anche al più santo degli automobilisti. Stai lì, in coda per fare rifornimento, l’autoradio magari sta pure dando le ultime notizie sul blocco in Medioriente, ti sale l’ansia, lanci un’occhiata al cartello dei prezzi, la benzina senza piombo sta a 1,77 euro al litro, fai il calcolo a mente di quanto stai per spendere per il pieno, mannaggia-a-Hormuz, ti ricordi, improvvisamente dell’amico di calcetto che ti ha detto che lui ha un “benzinaio fidato” che gli fa sempre prezzi vantaggiosi. Che sei, tu, l’unico pirla che si dissangua, tra l’altro per permettersi il lusso di andare a lavorare?
Non è proprio così (non sei il solo e, anzi, il contrario è assai più probabile: qui i rischi sono concreti e ci arriviamo tra pochissimo), però almeno un pensierino ti scappa. A Roma la guardia di finanza ha appena sequestrato oltre 10mila litri di gasolio non conforme agli standard previsti in almeno tre “pompe bianche”, quelle indipendenti che non hanno un marchio scritto sulla facciata: visto che gli agenti ormai possono fare gli esami immediati sul posto, hanno scoperto che in quei casi il punto di infiammabilità era al di sotto della soglia di legge e che, almeno in una stazione di servizio, nel carburante era presente una quantità di zolfo assai più alta del consentito.
Particolare che è potenzialmente dannoso in due aspetti, quello ambientale e quello della sicurezza del veicolo (ci siamo arrivati: perché se per risparmiare qualche centesimo al litro corri il pericolo di bruciarti l’iniettore della macchina che, a rimpiazzarlo, ti costa anche 500 euro, che cribbio di affare è?). Tra l’altro l’andazzo, purtroppo, è un copione che si ripete da nord a sud con una cadenza che, a voler fare i maliziosi, considerando che a pensar male si fa peccato eccetera eccetera, comincia a essere sospetta. Napoli, Quarto: ancora le Fiamme gialle, ancora un maxi-sequestro con 4.500 litri di carburante “taroccato” (nel senso di “allungato” con solventi o oli esausti), ancora un punto di infiammabilità del prodotto alterato e inferiore a quei 55 gradi che sono necessari secondo la normativa. Cuneo: quando alla truffa ci si mischia la fantasia dato che qui, a differenza che altrove, il prodotto venduto è esattamente quello acquistato, almeno per la qualità, un po’ meno sulla quantità visto che tra l’erogazione effettiva della pompa e la registrazione in cassa balla un significativo 5% che moltiplicalo per un numero imprecisato di ignari avventori e il gioco è fatto. Roma, di nuovo: altro giro altra corsa, ‘sta volta con un sequestro di 24mila litri di carburante in due distributori, con la solita tecnica del gasolio “tagliato” che non fa bene a nessuno, di sicuro non a chi lo compra.
Questi episodi sono solo alcuni e sono solo di aprile del 2026, ossia delle ultime settimane. Sono tornati i “furbetti del distributore”, gli imbroglioni, gli scrocconi, i truffatori dell’oro nero che muove (letteralmente) il mondo e pure la finanza globale. Tanto per capirci: tra il 12 eil 15 aprile, quindi tra domenica e mercoledì scorsi, in quattro dì appena di cui uno persino festivo, i finanzieri italiani hanno condotto oltre mille (1.089 per essere precisi) interventi sui distributori di carburante in tutto il Paese: e di irregolarità ne hanno trovate 795. Sì, d’accordo, mica tutte per prodotti manomessi, la maggior parte per mancate comunicazioni al portale Osservaprezzi carburante del ministero delle Imprese, però, diciamocela tutta, significa che più di sette volte su dieci (il 73%) c’è qualcosa che non va. Non è una statistica trascurabile.
Benzina, 7 trucchi in auto per sconfiggere il caro-carburante
L’aumento dei prezzi del petrolio nel 2026 risale ad un mix esplosivo di geopolitica, mercato e paura. La crisi in...Da un lato c’è la guerra in Iran con la sua tregua in bilico che, per il momento, tutto risolve tranne che l’incertezza della situazione: è vero che in ballo c’è molto di più del prezzo al barile del petrolio, ma tra le sue dirette conseguenze c’è anche il rialzo delle quotazioni di greggio e nasconderlo sarebbe sciocco. Dall’altro ci sono le condizioni ideali per il proliferare dei soliti delinquenti: la paura generalizzata, il problema delle forniture che categorie come quelle degli autotrasportatori hanno già sollevato, il fatto che ci sentiamo tutti un po’ più poveri (di giorno in giorno quello con quello che abbiamo in tasca compriamo sempre meno), la crisi energetica che una bazzecola (o un’invenzione) non è di certo, lo spauracchio del taglio delle accise deciso (per fortuna) dal governo Meloni e prorogato (grazie al cielo) fino al primo maggio, ma dopo? Sono i contorni di una tempesta perfetta, speriamo di schivarla che oramai è arrivata la bella stagione: tuttavia tocca mettere insieme i campanelli d’allarme che stanno suonando e ricordarsi la massima della nonna che andava bene in qualsiasi contesto e, infatti, calza a pennello anche qui: se uno sconto è troppo bello per essere vero, probabilmente non lo è.




