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Fisco, raffica di controlli sui bonifici: l'errore da non fare mai

di Roberto Tortoralunedì 6 luglio 2026
Fisco, raffica di controlli sui bonifici: l'errore da non fare mai

2' di lettura

Aiutati che Dio ti aiuta… o almeno qualche parente. Quando si tratta di soldi, infatti, il primo circolo avviene in famiglia: dai contributi per l’affitto ai regali di famiglia, dai prestiti tra fratelli fino agli aiuti per comprare casa ai figli. E come s’innesca questo circolo? Non più tirando i soldi dal fondo del materasso, perlopiù facendo un bonifico. I bonifici tra parenti sono all’ordine del giorno. E non c’è nessun divieto né limite massimo previsto dalla legge. Ma attenzione: tra tracciabilità bancaria sempre più capillare e controlli fiscali incrociati, ogni movimento può diventare spiegabile davanti al Fisco.

Il principio è semplice ma tutt’altro che rassicurante. Come si ricorda nel focus, “il conto corrente è un luogo – in senso figurato – in cui l'Agenzia delle entrate in qualche modo può andare a sbirciare, e negli ultimi anni lo fa sempre più spesso”. Non esiste una soglia automatica di allarme: “La verità è che la segnalazione di un’operazione sospetta non scatta per legge a una cifra fissa”, ma dipende dalle valutazioni delle banche. Dunque inviare denaro a figli o fratelli non è un problema in sé. “Aiutare economicamente un familiare è del tutto legittimo, non esiste alcun divieto”. Tuttavia può diventarlo in caso di controlli, quando il contribuente deve dimostrare la natura del trasferimento. Secondo la Corte dei Conti, nel 2025 i monitoraggi su conti bancari e partite Iva ritenuti a rischio sono stati oltre 6.500, quasi il triplo rispetto a prima: “I versamenti sul conto si considerano redditi non dichiarati, a meno che chi li ha ricevuti non dimostri il contrario con prove documentali”. Una presunzione che però la giurisprudenza recente ha attenuato, soprattutto sui rapporti familiari. E non esiste un tetto massimo fissato dalla legge. Si possono trasferire 200 euro o 200mila, fondamentale è la causale. Espressioni vaghe come “aiuto” o “vari” sono da evitare: meglio formule dettagliate come “donazione per acquisto prima casa” o “contributo spese universitarie”. Anche la documentazione è decisiva: estratti conto, scritture private e prove coerenti possono fare la differenza. Particolare attenzione anche ai trasferimenti rilevanti: non esiste un tetto ai bonifici, ma oltre certe cifre “conviene essere precisi nella causale e quanta e quale documentazione conviene avere pronta”.

E spezzettare i pagamenti è un errore: il cosiddetto frazionamento è considerato sospetto. Sul fronte delle donazioni, le regole fiscali variano: tra genitori e figli la franchigia arriva a 1 milione di euro, mentre tra fratelli scende a 100mila. Dal 2025 donazioni e successioni sono state separate, per cui quello che avete donato in vita non consuma più la franchigia disponibile per l'eredità. Sono due binari indipendenti, ciascuno con il proprio milione di euro esente. La conclusione è pragmatica: per restare tranquilli servono trasparenza, tracciabilità e coerenza. Perché aiutare un familiare resta lecito, ma dimostrarlo è ormai indispensabile.