Il risiko bancario s’infiamma sempre di più in questa già accaldata estate. Nemmeno, ieri, domenica si è fermato visto che in serata, come riportato dal Financial Times che ha interpellato fonti vicino al dossier, il Monte dei Paschi starebbe valutando opzioni alternative per respingere l’Opas lanciata a inizio giugno da Intesa Sanpaolo. Una delle opzioni che Lovaglio ha in canna è l’acquisto di Banco Bpm, dopo che venerdì sono fallite le trattative per una «fusione alla pari» tra i due istituti di credito. Sappiamo bene che, Rocca Salimbeni è comunque sottoposta alla Passivity rule (vista l’Opas lanciata da Ca’ de Sass a giugno, ndr) e proprio per questo deve comunque per fare qualsiasi cosa, deve passare attraverso il via libera di un’assemblea straordinaria.
Questa è solo una delle opzioni al vaglio dell’ad di Siena, Luigi Lovaglio. L’acquisizione dell’ex Popolare di Milano, è infatti una delle operazioni che il top manager sta valutando da parecchio tempo. In più, il ragioniere di Siena sta pensando di contattare direttamente Credit Agricole, primo azionista di Banco Bpm con il 29,3% del capitale, che incorporerebbe la sua partecipazione di quasi il 30% nel gruppo risultante dalla fusione. Ricordiamo che venerdì, l’ad della Banque Verte aveva affermato che l’istituto analizzerà «qualsiasi progetto solido alla luce del proprio interesse strategico, del rischio d’esecuzione e della capacità di crear valore a lungo termine per tutti gli azionisti di Banco Bpm», per poi aggiungere che «in questa fase, è difficile intravedere come un’aggregazione tra Mps e Banco Bpm possa generare valore per gli azionisti di Banco Bpm».
I vertici dell’Agricole, inoltre, hanno sottolineato pure come lo scenario preferito sarebbe l’aggregazione tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia. Ma, come detto, se Mps dovesse cercare di mettersi in pancia Banco Bpm, la potenziale operazione potrebbe essere strutturata come una fusione concordata con scambio di azioni, negoziata direttamente coi cugini d’Oltralpe, che conferirebbero la propria partecipazione di circa il 30% nel nuovo gruppo. Una struttura di questo tipo, secondo il Financial Times, potrebbe limitare il fabbisogno di liquidità e facilitare l’esecuzione dell’operazione, ma dipenderebbe dagli accordi di governance, di rappresentanza nel cda, dalle partnership commerciali e dall’eventuale quota dell’Agricole» ha aggiunto la fonte del Ft. Certo è che la mossa di Lovaglio spariglia di nuovo le carte in tavola in una vicenda che va avanti da circa due mesi, partita quando Banco Bpm aveva contattato Siena proponendo colloqui su una fusione a 50-50. Il giorno seguente, Intesa Sanpaolo aveva lanciato un’offerta da 30,6 miliardi per Siena, battendo sul tempo la manifestazione d’interesse di Bpm. Infine, nell’ultimo mese, l’Agricole ha aumentato la sua partecipazione nell’ex Pop Milano al 29,3%. Da oggi si riparte da qui con una nuova aggregazione e con protagonisti diversi da quelli in campo solo venerdì.




