I controlli dell’Agenzia delle Entrate sui conti correnti possono riguardare fino a cinque anni precedenti, includendo i periodi ancora soggetti ad accertamento. Attraverso l’incrocio tra dichiarazioni dei redditi e Archivio dei rapporti finanziari, il Fisco può individuare eventuali anomalie tra redditi dichiarati, movimenti bancari e disponibilità economiche.
I sistemi informatici di analisi del rischio possono segnalare, in particolare, frequenti versamenti di contanti senza una motivazione documentata, bonifici ricevuti da terzi con causali poco chiare oppure l’utilizzo di conti personali per movimentare denaro riconducibile ad attività commerciali o societarie.
Per ridurre il rischio di contestazioni, è quindi importante mantenere separati i conti personali da quelli legati all’attività professionale o d’impresa, indicare causali precise nei bonifici e conservare la documentazione relativa ai versamenti in contanti. Anche prestiti tra familiari o compravendite tra privati dovrebbero essere accompagnati da una chiara traccia documentale.
In caso di controllo, una semplice spiegazione verbale potrebbe non essere sufficiente. Il contribuente deve poter dimostrare l’origine delle somme contestate attraverso documenti verificabili. È quindi fondamentale conservare gli estratti conto completi, indicando per ogni operazione data, importo e provenienza del denaro.
La documentazione dovrebbe inoltre dimostrare che le somme erano già state sottoposte a tassazione oppure che rientravano tra le entrate non imponibili. Una gestione ordinata dei movimenti finanziari può dunque risultare determinante per chiarire eventuali anomalie e tutelarsi durante un accertamento fiscale.




