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Kosovo, un giorno nella vita di una famiglia italiana: moglie, marito, cognato (e soldati)

Salvatore, Anna e Alessandro: due catanesi e un viterbese, tutti militari di stanza a Bijelo Polje tra disciplina, convivenza e sogni

Giulio Bucchi
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In Kosovo, nella base interforze della Nato, vive una famiglia italiana. Marito, moglie e cognato, tutti in uniforme, partiti sette mesi fa per Bijelo Polje, località nella zona occidentale del paese dove ha sede il Villaggio Italia. Il caporal maggiore capo Alessandro Tringale, catanese di 35 anni, di cui 15 in servizio nell'Esercito, cinque missioni all'estero: due volte in Albania, due in Afghanistan (Kabul ed Herat), e ora il Kosovo come driver del comandante. Il caporal maggiore scelto Anna Tringale, sua sorella, 31 anni, otto anni di servizio e quattro missioni: due in Afghanistan, una in Libano e adesso il Kosovo come webmaster dell'intera base. Infine, suo marito Salvatore Crocicchia, anch'egli caporal maggiore scelto, originario di Viterbo; 12 dei suoi 33 anni sono stati spesi al servizio dell'esercito, per il quale è partito sette volte: tre in Afghanistan, due in Libano, una in Pakistan e ora in Kosovo come operatore informatico. Tutti assieme nella base del Kosovo Force, una cittadella che per tutti questi mesi si è trasformata nella casa della famiglia allargata. Un caso più unico che raro, senza eguali nell'esercito italiano. «Ci siamo conosciuti nel 2007 – spiega Crocicchia - quando mi hanno trasferito da Civitavecchia a Sacile nel 7° Reggimento trasmissioni. Ci siamo conosciuti in caserma. Non è stato per niente facile convincerla a stare con me, ho dovuto faticare parecchio. Ma alla fine si è arresa». «Mi ha presa per sfinimento», precisa Anna. Ride e guarda Salvatore con occhi carichi di una tenerezza che non ti aspetti da un soldato (seppur donna). «Un paio di anni dopo mia sorella ha iniziato a dire Vengo a casa con un amico - racconta il fratello maggiore dei Tringale, di stanza al 5° Reggimento artiglieria di Portogruaro - ma io sono pur sempre un militare». Cioè? «Ho capito subito che c'era qualcosa che non quadrava. L'amico era sempre lo stesso! E infatti nel 2012 si sono sposati. Ha fatto un'ottima scelta». Nel Villaggio Italia marito e moglie dormono in letti separati, in due container lontani. Non è previsto dal regolamento. Si vedono a pranzo, a cena, in qualche ritaglio di tempo e un po' la sera dopo la fine del lavoro. Come una coppia qualsiasi, anzi forse più di tante altre in Italia. «In Afghanistan, da fidanzati, avevamo il permesso di dormire assieme – racconta Anna - È una cosa accettata da tempo anche in altri eserciti. Qui non è consentito ma ci adeguiamo senza lamentarci, meglio questo che la distanza».  Lavorare nello stesso campo può essere stressante normalmente, figuriamoci in una situazione simile. «Invece c'è una grande complicità e comprensione. Una persona esterna al nostro settore non riuscirebbe a capire il motivo di certi ordini ricevuti dall'alto. Con una collega, invece...». Lati negativi? (Salvatore si guarda attorno, riflette, e poi scrolla le spalle). «Non ce ne sono». A casa chi cucina? «La pizzeria (ridono)». Con un mestiere simile la domanda di matrimonio sarà arrivata tra le bombe. «In realtà le ho chiesto di sposarmi a New York – ricorda Salvatore - poi siamo andati in Sudafrica per la luna di miele». Insomma, di stare a casa non se ne parla. E se dovessero arrivare figli? Rispondono quasi all'unisono: «Ci auguriamo che accada presto». Poi, però, è Anna a continuare: «Quando succederà considererò concluse le mie esperienze all'estero». Salto in avanti di qualche anno. Vostro figlio torna a casa e dice: «Mamma, papà, voglio fare il militare». Salvatore: «Io amo il mio lavoro, se dovesse decidere di seguire le nostre orme sarei felice». Se fosse femmina? «Lo stesso - dice Anna - Quel giorno saranno passati molti anni dall'ingresso delle donne nelle forze armate. Quando sono entrata io ne erano trascorsi solo cinque, ci vedevano come dei gingilli, dovevano ancora capire le nostre potenzialità». «Ma ora non è più così - aggiunge con convinzione Salvatore - spesso lavorano meglio degli uomini». Caporal Maggiore Capo Tringale, come ha reagito quando sua sorella le ha detto che si sarebbe arruolata? «Ma sei pazza? Ma dove vai? Gliel'ho sconsigliato in tutti i modi, però è stato impossibile dissuaderla. Del resto nostro padre è poliziotto, la divisa ha sempre fatto parte della famiglia». E quando ha saputo che sareste stati assieme in Kosovo? «Siamo stati tutti avvertiti a ottobre dell'anno scorso. Un giorno mia sorella dice Sai, partiamo per il Kosovo, e allora ho risposto Anche io, quando?. A maggio. A quel punto sono scoppiato a ridere e le ho detto: Vorrà dire che ci vedremo lì». La vostra missione è quasi finita, nei giorni scorsi è arrivato il nuovo contingente italiano a darvi il cambio. Tra poche ore il comandante Antonio Sgobba prenderà il posto del comandante Pierpaolo Giacomini Tiveron, saluterete Villaggio Italia e la base KFor per far ritorno a casa . Programmi? «Innanzitutto Natale in famiglia», risponde Tringale, «poi relax». E voi due? «Tra un mese saremo in California. L'altra volta gli Stati Uniti ci hanno portato fortuna, magari nostro figlio verrà concepito lì». di Salvatore Garzillo

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