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Papa Francesco da Orban? Censurato dai grandi giornali

Renato Farina
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Ma Pavolini, il mitico ministro della cultura popolare, non era stato fucilato, lui e le sue veline? Maledetto fascismo, è proprio tornato con le sue circolari inderogabili. Niente Papa in prima pagina, confinarlo a Ventotene, lasciarlo sbollire, poi si vedrà. Esagero? Mica tanto.

Con le cronache invisibili e censorie del Papa a Budapest, ieri è nato ufficialmente il giornalonismo, l’etica nuova dell’informazione eretta a manuale dei giornaloni. Si scusi il neologismo, di cui mi vergogno, se non altro ha il pregio di essere orrendo come le regole che sottende. È stata applicata a Francesco, forse per la prima volta, una forma di astuzia puerile e sfacciata, per cui l’informazione mainstream aggiustala realtà con il suo stampino preconfezionato. Non può evitare di occuparsi di un evento come quello di cui è stato protagonista Francesco, squassante i sismografi dello status quo politico e culturale dominante.

DISEGNI MACHIAVELLICI
Che fare allora? Va depotenziato, miniaturizzato, ne vanno falsati i colori, va annacquato il vino appiccicando a Bergoglio intenzioni machiavelliche, tese a irrorare di urina di coniglio il fuoco papale. Lo scopo? Rifilare fake news erette a nobile strumento pedagogico. È il giornalonismo etico, che si è dato per compito di difendere il pubblico dalla follia biblica di un Papa sovversivo, che in Ungheria ha spazzato via con logica incantevole l’ovvio dei popoli, quella ideologia strapotente su cui si regge il «sovranazionalismo astratto, dimentico della vita dei popoli» , un ritratto perfetto dell’Unione Europea nel suo lavoro di sradicamento delle sorgenti cristiane. Francesco ha scardinato, mostrando della retorica fasulla dei presunti «valori fondanti dell’Europa», quali l’imposizione della cultura gender e il diritto all’aborto.

Naturalmente questo inganno funziona se tutti i cosiddetti grandi quotidiani, che tirano la volata ai telegiornali e ai talk show di regime, si accordano nel praticare una specie di negazionismo.

 

FOTONOTIZIA
Corriere della Sera. Niente prima pagina. Trafiletto interno. Invece del Papa, fotonotizia con l’orso da non abbattere, meglio abbattere silenziosamente Francesco. Nei giorni scorsi la lettera agli abbonati dava spazio entusiasta alle tesi del premier gay del Lussemburgo, Xavier Bettel, trattato come profeta dei diritti umani, coincidenti con fluidità sessuale e aborto. Morale della casa: «(La questione dei diritti Lgbtiq+) resterà centrale e farà da spartiacque tra chi sostiene i valori fondanti dell’Ue e chi no». La Repubblica in unisono con La Stampa, oltre a sbattere nelle pagine interne il Papa, sin dal titolo spiega che Francesco ha fatto il furbo per una buona causa. «Critiche alla “cultura gender”, carezza del Papa a Orban per la causa della pace a Kiev». Giornalonismo, bellezza. 

Rivediamo la scena. Un Papa entra in casa del diavolo e, invece di appenderlo spiritualmente al lampadario, lo benedice. Questo è accaduto precisamente a Budapest, e non di notte, quando i quotidiani hanno fretta di far girare le rotative, ma nel primo pomeriggio, a telecamere di tutto il mondo schierate, e gli inviati che sin dalle nove del mattino, freschi come le rose, hanno letto il discorso più potente e scandaloso mai pronunciato negli ultimi anni da una personalità di livello mondiale. Il Papa ha sconvolto così i criteri vigenti del bene e del male seduti in trono a Bruxelles, Parigi, New York e in tutte le boutique frequentate da Elly Schlein. Be’, è tanta roba. Sparita. Beati coloro che leggono Libero.

 

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