Berlino sconta anni di scelte errate E l’economia crolla

di Carlo Nicolatovenerdì 29 agosto 2025
Berlino sconta anni di scelte errate E l’economia crolla

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Lo spread tra Bund tedeschi e Btp italiani ha toccato ieri gli 87 punti, a metà agosto è arrivato anche a 79. Se ce l’avessero detto anche solo qualche mese fa non ci avremmo creduto. Da una parte ci sono i buoni risultati dell’economia italiana e la sua stabilità, dall’altra c’è soprattutto il crollo della fiducia degli investitori in una Germania che da locomotiva d’Europa si sta trasformando in una littorina regionale. I motivi sono tanti, li abbiamo esaminati più volte su queste pagine, vanno dal fallimento della politica della Merkel che aveva fondato la crescita economica del suo Paese sul gas russo a buon mercato, ai mancati investimenti in questi anni, specie in tecnologia, nonostante un surplus nel bilancio federale da record. Dalle scelte politiche dissennate come l’abbandono del nucleare, all’apertura agli immigrati.
Per non parlare dei contraccolpi delle guerre commerciali con Trump, e del colpo di grazia arrivato da Bruxelles, con il beneplacito di Berlino, all’automotive.

Tutto questo ci parla di una Germania in crisi che ancora i numeri registrano solo parzialmente. Solo qualche giorno fa tuttavia i nuovi dati economici hanno attestato una situazione peggiore del previsto con un calo del Pil dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, contro lo 0,1% atteso. Anche i settori manifatturiero e delle costruzioni hanno registrato una performance peggiore del previsto, mentre le esportazioni di beni sono diminuite dello 0,6% rispetto al trimestre precedente. I dati shock pubblicati all'inizio di agosto hanno mostrato che la produzione industriale tedesca è scesa a giugno al livello più basso dalla pandemia nel 2020. La disoccupazione è al 3,7%, ma in aumento e le prospettive sono fosche.

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Nei giorni scorsi abbiamo scritto che nel corso dell’ultimo anno l’industria automobilistica tedesca ha tagliato un totale di circa 51.500 posti. Quasi il 7% della forza lavoro impiegata nel settore, mentre nell’intero settore industriale germanico la forza lavoro si è ridotta del 2,1%, con l’espulsione di 114mila lavoratori. La metà dei quali lavorava proprio nelle fabbriche automobilistiche. Tra le altre cose è di ieri è la notizia che la fiducia dei consumatori tedeschi toccherà a settembre un nuovo minimo con -23,6 punti, rispetto ai -21,7 di agosto. È il terzo calo consecutivo, più severo delle previsioni che la stimavano intorno a -22,0. Berlino punta al recupero delle sue capacità produttive attraverso una parziale conversione della sua industria, da automotive alle armi. Allo scopo Bruxelles gli ha già messo a disposizione 1000 miliardi virtuali, mentre la coalizione al governo ha già annunciato un esercito di quasi mezzo milioni di effettivi. Ma ci vorrà tempo e, si spera, non una nuova guerra.

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