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Crans-Montana, "il soffitto che ha preso fuoco? Nessuna autorizzazione"

di Claudia Osmettimartedì 6 gennaio 2026
Crans-Montana, "il soffitto che ha preso fuoco? Nessuna autorizzazione"

3' di lettura

Non li hanno arrestati in via cautelativa perché non ci sono i requisiti richiesti dall’ordinamento svizzero. Jacques e Jessica Moretti, i gestori del pub Constellation di Crans-Montana, non sono a rischio fuga, anche se sono accusati formalmente di omicidio colposo per la strage di Capodanno. I quaranta morti in quell’inferno elvetico di sei notti fa, tra l’altro, secondo un’inchiesta della Rts, la Radiotelevisione di Berna, potevano essere di più. Rientrano le prime vittime in Italia, comincia a diradarsi la pressione sugli ospedali di Losanna e, contestualmente, iniziano ad affiorare i tasselli di una vicenda drammatica, complessa e da chiarire. Uno dei nodi principali è quello dei permessi e dell’agibilità del locale. I Moretti, circa un mese fa, il 19 dicembre del 2025, hanno fatto domanda al Comune di Crans per «ampliare la veranda coperta al fine di accogliere ancora più clienti».

Lì, in quella disco di montagna, col soffitto di legno e perlinata, con le panche levigate, 400 posti già stimati in tutto. Niente di male, per carità, gli imprenditori lo fanno di continuo: quando un posti funziona, lo si allarga. Epperò in quel caso i lavori, che sarebbero dovuti partire nel 2026, dopo la stagione invernale, avrebbero tolto un’uscita laterale. La stessa che è stata una porta di salvezza per decine di ragazzini. Se lo chiedono in tanti, se lo chiede pure la tivù svizzera: se fosse stato così, se quel cantiere edile avesse effettivamente apportato le modifiche del progetto presentato, il bilancio (già devastante) della tragedia quale sarebbe stato? Vero, le indagini (specie quelle ufficiali della magistratura) non si fanno sui quesiti ipotetici e sulle intenzioni, ma sui fatti concreti e sui dati provati. E infatti Rts sottolinea che le planimetrie del Constellation, per così come si presentava al momento dell’incidente, schiuma acustica o meno, qualche dubbio lo sollevavano. Per esempio: le misure della porta interna del bar erano di 1,5 metri e questa aveva «un’apertura non conforme» (come quella della veranda si apriva all’incontrario, verso l’interno e non sull’esterno come è previsto dalle norme per la sicurezza anche al di là delle alpi).

È che uno non ci pensa finché non succede l’irreparabile. Ancora: il materiale isolante che è stato usato per insonorizzare il soffitto è stato installato al Constellation nel 2015: ma chi ha autorizzato quell’intervento? Secondo i media cantonali quell’anno non è stata depositata nessuna richiesta in tal senso, fatta eccezione (forse) per una domanda protocollata dal proprietario dei muri dello stabile (non dalla coppia francese) ma riguardante altro, la facciata del palazzo. Sempre Rts segnala, infine, la discrepanza di oramai undici anni fa: a quella domanda di costruzione non corrispondono le foto pubblicate sui social che, tra giugno e ottobre, mostrano cantieri attivi sì, però quasi sempre dentro il Constellation e non fuori. Negli scatti si vede la terrazza modificata, la scala del seminterrato, anche la famosa schiuma fonoassorbente. Il 2015 è un anno critico: quei lavori si sono conclusi a dicembre, in perfetto tempismo per il momento clou dell’anno, infatti il pub ha aperto poco dopo, ma il gestore aveva presentato la domanda di esercizio a luglio.