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Gli Usa fanno un governo a Gaza con 15 tecnocrati e senza Hamas

Nominato un comitato di palestinesi per la gestione postbellica. La sicurezza sarà affidata alle truppe della forza di stabilizzazione internazionale, coordinata dal Consiglio per la pace
di Matteo Legnanigiovedì 15 gennaio 2026
Gli Usa fanno un governo a Gaza con 15 tecnocrati e senza Hamas

3' di lettura

Mentre in Medio Oriente gli occhi del mondo sono tutti puntati su Teheran e su quello che accadrà nelle prossime ore, nella serata di ieri l'inviato speciale Steve Witkoff ha annunciato ufficialmente il lancio della fase 2 del piano in 20 punti approntato dal presidente Usa, Donald Trump, per porre fine alla guerra a Gaza. Witkoff, con un post su X, ha affermato che la nuova fase del post-conflitto nella Striscia consisterà nella «evoluzione dal cessate il fuoco alla demilitarizzazione dell’area, in una governance tecnocratica e nella ricostruzione» di Gaza. Nei giorni scorso, da Israele erano giunti mugugni circa la tempistica dell'annuncio dato che, secondo gli accordi inizialmente definiti, la fase 2 avrebbe dovuto iniziare solo qualora Hamas avesse restituito tutti gli ostaggi, compresi quelli deceduti, mentre alla conta odierna i cadaveri restituiti alle famiglie israeliane sono 27 su 28 e manca ancora quello di Ran Gvili. Ragion per cui Witkoff, nel suo annuncio, non ha mancato di sottolineare che «gli Stati Uniti si aspettano che Hamas adempia pienamente ai suoi obblighi, incluso quello di restituire immediatamente l’ultimo ostaggio deceduto durante la prigionia«. E ha avvertito che «il mancato pieno rispetto di quegli obblighi porterà con sé gravi conseguenze» per il gruppo terroristico.

«È importante sottolineare che la fase uno ha garantito aiuti umanitari storici, ha mantenuto il cessate il fuoco, ha riportato a casa tutti gli ostaggi viventi e i resti di 27 dei 28 ostaggi deceduti», ha proseguito l'inviato di Trump per il Medio Oriente, ringraziando i mediatori Egitto, Turchia e Qatar «per i loro indispensabili sforzi di mediazione che hanno reso possibile tutti i progressi compiuti fino a oggi». L’altro aspetto che continua ad agitare (comprensibilmente) Israele è quello del disarmo di Hamas visto che, mentre Witkoff parla di demilitarizzazione, nessun accordo concreto con Hamas che vada in quella direzione era stato ancora raggiunto. Tuttavia, secondo quanto riferisce The Times of Israel, Egitto, Qatar e Turchia avrebbero assicurato a Washington che il gruppo terroristico accetterà un piano di disarmo graduale che inizi con la consegna delle armi pesanti e con l’avvio di un programma di “riacquisto” per le armi più leggere, secondo quanto riferito da un funzionario statunitense e da due diplomatici arabi, i quali hanno affermato che l’obiettivo è iniziare ad attuare il programma nelle prossime settimane. Su questi presupposti, ieri l'amministrazione americana ha concesso il suo nulla osta all’ufficializzazione di un Comitato nazionale per l'Amministrazione di Gaza che dovrà occuparsi della gestione delle attività quotidiane all'interno della Striscia, compresi i servizi igienico-sanitari, le utenze e l'istruzione. Una sorta di governo tecnico palestinese dal quale sono stati esclusi tanto l’Autorità nazionale palestinese quanto Fatah (e ovviamente Hamas), ma che ha ricevuto ugualmente la benedizione da parte del presidente dell’Anp, Mahmoud Abbas. Peraltro l’uomo designato a guidare questo governo tecnico, il 68enne palestinese Ali Shaat, ha ricoperto diversi ruoli di governo, sebbene sempre da non-politico (tra i quali viceministro alla Pianificazione e viceministro dei Trasporti), all’interno dell’Autorità nazionale palestinese e diversi suoi figli sono membri del movimento Fatah.

Laureato in Ingegneria con studi prima al Cairo e poi nel Regno Unito, Shaat sarà a capo di un gruppo composto da 15 membri (lui compreso) all’interno del quale, forse per enfatizzarne il carattere tecnico, c’è un numero assai elevato di ingegneri e una sola donna, che si occuperà di Affari sociali. Il Comitato nazionale agirà a stretto contatto con un Consiglio per la pace presieduto da Trump, ma che avrà come leader sul campo Nickolay Mladenov, ex inviato delle Nazioni Unite per la pace in Medio Oriente ed ex ministro degli Esteri bulgaro, che come alto rappresentante del presidente Usa fungerà da tramite con i tecnocrati palestinesi. Il Consiglio, composto da dodici membri, fornirà direttive di alto livello sulle questioni relative a Gaza e si avvarrà di una Forza Internazionale di Stabilizzazione - ancora da formare - composta da truppe straniere per mantenere l’ordine nella Striscia. Tra i Paesi che si sono impegnati a contribuire con truppe ci sono Indonesia e Marocco, ma l’amministrazione Trump non ha ancora annunciato l’entità complessiva del contingente. Molti Paesi interessati hanno sottolineato di non volere che alle loro truppe venga chiesto di privare con la forza Hamas delle armi, il che sta complicando gli sforzi per istituire quella che sarebbe a tutti gli effetti una forza di pace.