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Emmanuel Macron, i sogni di gloria finiscono con uno schianto

di Mauro Zanonmercoledì 11 febbraio 2026
Emmanuel Macron, i sogni di gloria finiscono con uno schianto

3' di lettura

Nein, è fuori discussione. Ieri pomeriggio il governo tedesco ha rifilato un nuovo schiaffo al presidente francese Emmanuel Macron che in un’intervista al Sole 24 Ore e altre sei testate europee ha proposto di creare una capacità comune di indebitamento europea attraverso nuovi Eurobond destinati a finanziare investimenti strategici in difesa, transizione verde, intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche. Un funzionario del governo tedesco vicino al cancelliere Friedrich Merz ha detto in forma anonima a Politico Europe che la Germania è contraria all’idea dell’inquilino dell’Eliseo, sottolineando come essa «distragga dall’argomento principale, ovvero il problema della produttività» continentale in discussione al vertice informale dei leader Ue sulla competitività che si terrà domani nel castello di Alden-Biesen, nel Limburgo.

«Naturalmente servono più investimenti, in particolare in nuove tecnologie e nella difesa, ma questo tema va inquadrato nel contesto del prossimo quadro finanziario pluriennale», cioè il bilancio Ue 2028-2034 attualmente in negoziazione, e non dunque nell’ipotesi di Eurobond, ha affermato il funzionario. Prima di evidenziare che una riforma del bilancio europeo è indispensabile e criticare l’attuale allocazione delle risorse, poiché «non è sostenibile che due terzi del bilancio continuino a essere destinati a spese prevalentemente consuntive come agricoltura e coesione». L’auspicio è che anche i Paesi che chiedono nuove risorse «siano pronti a sostenere riforme profonde», ha sottolineato. L’ipotesi di nuovo debito comune europeo avanzata da Macron per consentire all’Europa di tenere il passo di Stati Uniti e Cina è stata dunque bocciata ancor prima di atterrare sul tavolo delle trattative.

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«L’indebitamento europeo non è gratuito: dal 2028 il servizio del debito di Next Generation Eu peserà per circa 24 miliardi l’anno, pari a circa il 15% del bilancio Ue», ha sottolineato la fonte tedesca, sottolineando che i margini finanziari sono già limitati e che esistono ancora ampie risorse non utilizzate: oltre 250 miliardi di euro residui di Next Generation Eu, solo un quinto dei fondi strutturali finora speso, i 150 miliardi del programma Safe per la difesa ancora non erogati e il recente via libera a 90 miliardi di prestiti per l’Ucraina, di cui circa 60 miliardi destinati all’industria europea della difesa. Lo scontro si inserisce in una fase di crescenti tensioni tra Macron e Merz, dopo una serie di divergenze su commercio, politica industriale e rapporti con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Sul dossier competitività, fa notare Politico, il cancelliere tedesco appare sempre più orientato su posizioni liberiste, puntando su mercato unico e accordi commerciali, mentre l’Eliseo spinge per misure più protezionistiche e un maggiore intervento pubblico. Incompatibilità sono emerse anche nel campo della difesa. Venerdì, un parlamentare francese che si occupa di defense policy ha detto a Politico Europe che «il Fcas è morto, tutti lo sanno, ma nessuno vuole dirlo». Il Fcas, che sta per Future Combat Air System, è il progetto sviluppato da Francia e Germania per la costruzione entro il 2040 di un caccia multiruolo di sesta generazione, New generation fighter (Ngf), supportato da droni interconnessi all'interno di un cloud da combattimento.

Una cooperazione industriale che è andata in frantumi negli ultimi mesi, quando la parte francese rappresentata da Dassault ha fatto sapere alla parte tedesca rappresentata da Airbus di voler controllare l’80% del progetto: una pretesa inaccettabile per gli industriali tedeschi e il cancelliere Merz, sempre più tentato di aderire al progetto rivale per il caccia del futuro, il Gcap, sviluppato da Regno Unito, Italia, e Giappone (è stato uno dei dossier del vertice intergovernativo italo-tedesco a Roma di due settimane fa). Ieri, nell’intervista ai media europei, Macron ha detto che «il Fcas non è morto», che «è un buon progetto», ma «se per caso il partner tedesco mettesse in discussione l’aereo comune, saremmo costretti a mettere in discussione anche il carro armato comune (Mgcs, Main Ground Combat System, ndr)».

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Un progetto, anche questo, moribondo. Forte del successo commerciale del carro armato Leopard 2, circa 3.600 esemplari prodotti per oltre 20 Paesi, la Germania non ha bisogno della Francia. E le due industrie tedesche RheinMetall e Knds Deutschland stanno attualmente sviluppando il Leopard 3. A due annidi distanza dal rapporto Letta e un anno e mezzo dopo il rapporto Draghi, che indicavano soluzioni all’Ue per recuperare competitività e sfruttare appieno il mercato unico, i capi di Stato e di governo si ritroveranno domani per un “brainstorming”, confrontandosi su come sbloccare l’economia dell’Ue. E le ricette di Macron per contrastare «l’egemonia del dollaro», così l’ha definita ieri nell’intervista, non convincono nessuno.

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