L'ultimo report segreto del Pentagono avrebbe riacceso lo scontro sull'Iran. Il documento, stando alle indiscrezioni della NBC, riguarderebbe la minaccia rappresentata dallo spionaggio israeliano negli Usa. Per l’intelligence militare il livello è di rischio alto. La valutazione, secondo l'emittente, sarebbe stata messa nero su bianco in un report interno di sette pagine. Un report nel quale si spiega che le spie di Tel Aviv starebbero cercando di ottenere informazioni attraverso fonti dirette o con l’uso di tecnologie.
Nel mirino ci sarebbero soprattutto i funzionari statunitensi che seguono la crisi con l’Iran. E l’attività di spionaggio si sarebbe resa necessaria quando sono emersi obiettivi diversi e tensioni tra i due alleati su come gestire Teheran. Se da una parte Washington continua a cercare un negoziato, dall'altra Tel Aviv vorrebbe invece continuare con il conflitto ad oltranza. Di qui il presunto impegno del Mossad e di altri apparati nella raccolta di dati e posizioni a livello politico tra i dirigenti dell’amministrazione repubblicana e nei corridoi del Congresso. Anche se la notizia diffusa dalla Nbc è già stata smentita dalle parti, si tratta comunque di un segnale.
Secondo una ricostruzione, inoltre, il presidente americano Donald Trump si sarebbe fatto convincere a entrare in guerra da un piano presentato in inverno dal premier israeliano Benjamin Netanyahu e dal capo del Mossad dell’epoca, David Barnea. Gli israeliani agli americani avrebbero proposto di decapitare il regime iraniano, provocare una nuova ondata di proteste popolari e di coinvolgere l’opposizione armata. Alla fine, però, le cose sono andate diversamente.




