Archiviata la firma digitale del memorandum tra Stati Uniti e Iran, ora manca la firma ufficiale, prevista per venerdì al resort Bürgenstock, nel cantone di Lucerna, in Svizzera. La scelta è ricaduta sulla struttura a cinque stelle - arroccata a 900 metri di altitudine sull'omonima montagna che domina il lago di Lucerna - per le sue eccezionali garanzie di sicurezza e riservatezza. Fin dalla sua inaugurazione, nel 1873, il Bürgenstock è stato una destinazione prediletta da celebrità, uomini d'affari e leader politici.
La sua posizione isolata e facilmente controllabile lo ha reso nel tempo una delle sedi più adatte per incontri diplomatici ad alta sensibilità. A partire dagli anni Cinquanta, il complesso si è affermato come uno dei simboli dell'élite internazionale. Tra i suoi ospiti più celebri figurano Audrey Hepburn, che nel 1954 vi celebrò il matrimonio con Mel Ferrer e abitò a Villa Bethania fino al 1966, e Sophia Loren, che visse per tredici anni a Villa Daniel insieme al marito Carlo Ponti. Anche Sean Connery soggiornò al Bürgenstock durante le riprese di Goldfinger. Più recentemente, il resort è tornato al centro dell'attenzione internazionale ospitando, nel 2024, il vertice sulla pace in Ucraina, al quale presero parte, tra gli altri, Volodymyr Zelensky e Kamala Harris.
Iran-Usa, "cosa c'è nel memorandum d'intesa": Hormuz, nucleare e sanzioni, tutti i punti
È il giorno dopo l'annuncio dell’accordo raggiunto tra Iran e Usa, con tanto di firma digitale di ...Il memorandum include la fine della guerra su tutti i fronti, incluso il Libano, la revoca del blocco navale Usa nello Stretto di Hormuz e il ripristino del traffico marittimo da parte di Teheran "ai livelli prebellici" entro trenta giorni, tenendo conto dei tempi necessari per lo sminamento della via marittima. Il testo dell'accordo prevede inoltre che la Repubblica Islamica "non produrrà mai armi nucleari", mentre "il destino dell'uranio arricchito sarà affrontato adeguatamente" nei successivi negoziati tecnici. In attesa di questi ultimi, "l'Iran manterrà l'attuale status quo e gli Stati Uniti non imporranno nuove sanzioni". Da parte sua Washington, conferma Al Arabiya, "creerà un piano globale insieme ai partner regionali per la riabilitazione e lo sviluppo economico iraniano, garantendo un finanziamento da almeno 300 miliardi di dollari", attraverso un meccanismo che sarà formulato entro 60 giorni dalla firma. Previsto, inoltre, anche lo "sblocco dei beni iraniani congelati" e la concessione di "deroghe per le esportazioni di petrolio iraniano". Infine, in seguito alla firma del memorandum, "l'accordo finale sarà approvato mediante una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite".
Fonti citate dalla Cnn, tuttavia, rivelano che l'amministrazione Usa sarebbe scettica sul testo del memorandum. Washington sostiene che il linguaggio utilizzato sia "estremamente e volutamente vago per creare un ambiente più favorevole per i colloqui tecnici e i negoziati ad alto livello, dando a Teheran la possibilità di vendere il suo contenuto all'opinione pubblica interna". Le fonti ammettono che il team negoziale del presidente ha "formulato un linguaggio che permetta all'Iran di dire quello che deve dire per la sua politica interna". Ma avvisano che non riflette gli impegni cruciali assunti dall'Iran attraverso i canali di trattative riservate, cosa sempre destinata a dare agli iraniani maggiore possibilità di firmare l'accordo. "Quello che è più importante dell'effettivo documento è l'intesa che abbiamo tra di noi, che possiamo creare l'ambiente per procedere e parlare di tutte queste cose - proseguono le fonti - perché il testo dice che noi solleveremo le sanzioni, faremo l'accordo sul nucleare e sbloccheremo i fondi. Ma solleveremo le sanzioni - aggiungono - sulla base dei progressi. Sbloccheremo i fondi quando avremo un accordo sul meccanismo per farlo".
Iran, com'è umana la sinistra che piange per la tregua...
Ai pesi massimi della sinistra (o minimi, vedete voi) non va bene nemmeno quando tacciono i cannoni, e i motivi sono due...Una scelta negoziale e diplomatica che insieme a vantaggi porta rischi politici interni. Da una parte infatti Donald Trump può rivendicare di aver portato a casa un accordo con l'Iran che mette fine ad un conflitto, da lui avviato senza un chiaro endgame, sempre più impopolare tra gli americani anche, e soprattutto, per la vertiginosa ascesa del prezzo della benzina a pochi mesi dal voto di midterm. Ma allo stesso tempo i falchi anti-Iran, tra i quali suoi alleati di ferro come Lindsey Graham, temono che Trump e i suoi abbiano concesso troppo a Teheran pur di chiudere la guerra e insistono nel voler leggere il testo dell'intesa.




