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Zapatero, lo scandalo deflagra: indagate anche le figlie

venerdì 19 giugno 2026
Zapatero, lo scandalo deflagra: indagate anche le figlie

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Dopo l'ex premier socialista Josè Luis Zapatero, indagate anche le figlie: ed è un nuovo enorme scandalo che travolge la sinistra spagnola ed europea. Si allarga l'inchiesta sul salvataggio della compagnia aerea Plus Ultra, nel registro degli indagati sono finite anche Alba Zapatero, 31 anni, e sua sorella maggiore Laura, 33 anni, nonché la segretaria storica dell'ex premier, Gertrudis Alcazar.

Da quando il mese scorso è scoppiato il caso, il nome delle figlie del socialista è emerso più volte poiché, secondo gli inquirenti, la presunta rete di traffico di influenze, che avrebbe fatto capo a Zapatero, si sarebbe servita della società co-amministrata dalle due ragazze, Whathefav, per occultare pagamenti illeciti. Il giudice istruttore del Tribunale nazionale spagnolo, José Luis Calama, sostiene che la società abbia avuto un "ruolo determinante nel canalizzare, occultare o agevolare transazioni rilevanti per i fatti oggetto dell'inchiesta".

Il magistrato specifica però che la decisione di chiamare a dichiarare come indagate le figlie dell'ex premier non implica un "giudizio definitivo sulla loro partecipazione soggettiva ai fatti". Al contrario invece, nel caso della segretaria di Zapatero, Gertrudis Alcazar, gli inquirenti ritengono che siano emersi indizi di un coinvolgimento diretto della donna nella vicenda oggetto di indagine. L'ex premier, nel caso Plus Ultra, risulta indagato per presunti reati di traffico di influenze, riciclaggio di denaro, falsificazione di documenti e appartenenza a un'organizzazione criminale.

Il giudice istruttore Calama sospetta che l'ex premier sia al vertice di "una struttura stabile e gerarchizzata" dedita al "traffico di influenze" e al "riciclaggio di denaro", che si è avvalsa di "società di comodo, documenti falsificati e canali finanziari opachi per esercitare influenze illecite" e "ottenere vantaggi finanziari per terzi e per la rete stessa". Secondo il magistrato la rete operava sia in Spagna che all'estero, mantenendo contatti con autorità e operatori economici in Venezuela, Cina, Emirati Arabi Uniti e altri paesi, "con l'obiettivo di influenzare decisioni amministrative o agevolare transazioni commerciali su larga scala".

Calama ritiene che Zapatero abbia ricevuto in modo illecito 1,9 milioni di euro, anche attraverso la società delle figlie. L'ex premier risulta indagato poi per presunti reati tributari e contrabbando in un fascicolo separato aperto a seguito del ritrovamenti di gioielli dal valore stimato di oltre 1,3 milioni di euro nella cassaforte del suo ufficio. Mercoledì Zapatero ha dichiarato davanti al giudice istruttore. Nell'interrogatorio, durato circa tre ore, il leader progressista ha negato di aver interceduto presso il governo di Pedro Sanchez per il salvataggio di Plus Ultra ma ha evitato di rispondere alle domande sulla provenienza dei gioielli di cui è stato trovato in possesso. In un comunicato diramato ai media ha difeso la sua "decenza e onestà" e ha assicurato che dimostrerà la sua innocenza. Calama ha evitato di adottare misure cautelari contro l'ex premier ma ha sostenuto che, dopo il lungo interrogatorio, restano "ragionevoli indizi di criminalità" a suo carico.

L'ex premier ha ricevuto il sostegno del suo partito, il Psoe, e del premier Sanchez. "Confido" nella sua innocenza, ha detto il leader socialista arrivando al Consiglio europeo a Bruxelles, "ci ho parlato, è tranquillo e ha il sostegno del Psoe", ha detto, esprimendo poi "empatia e solidarietà" alla famiglia. Sanchez non ha commentato il ritrovamento dei gioielli, e ha schivato le domande sul possibile ruolo dell'amministrazione Usa nell'inchiesta.

Meno cauta è stata la ministra della Scienza, Diana Morant, la quale ha definito sospetto il fatto che i messaggi del cellulare di Rodolfo Reyes, imprenditore venezuelano e principale azionista di Plus Ultra, intercettati nel 2021 dagli Usa e fondamentali per l'indagine, siano stati inviati alla polizia spagnola proprio nel momento in cui il governo si è dichiarato contrario alla guerra in Iran. Zapatero ha presentato una richiesta scritta per ottenere dagli Usa maggiori dettagli sull'intercettazione del telefono, sull'accesso ai dati, sui metodi di clonazione e sul trasferimento del suo contenuto in Spagna. Ma al momento il giudice istruttore ha respinto la richiesta nell'attesa che Washington risponda alla sua di richiesta, ovvero di poter usare i messaggi intercettati come "prove nel procedimento penale spagnolo", e non solo come strumento nelle indagini.