Esattamente come un anno fa, quando protestavano contro la decisione del presidente Volodymyr Zelensky che voleva mettere le istituzioni anticorruzione del Paese sotto il controllo del governo, gli ucraini sono di nuovo scesi in piazza stavolta per manifestare la loro rabbia contro la rimozione dal vertice del ministero della Difesa di Mykhailo Fedorov, di fatto l’artefice della riscossa militare di Kiev. «Sembra essere diventata una nostra tradizione: ogni anno a luglio facciamo qualcosa di cui poi ci vergogneremo», ha detto un membro della Verchovna Rada, il parlamento ucraino.
«Giù le mani da Fedorov», «Smettetela di sabotare la vittoria!» e «Vergogna!» sono alcuni degli slogan esposti sui cartelli dagli ucraini che chiedono, anche se in realtà già li sospettavano, i veri motivi di una rimozione clamorosa e apparentemente inspiegabile.
Specie perché Fedorov fin dall’inizio, fin da quando nel 2019 lo assunse quale responsabile della comunicazione digitale della stessa campagna elettorale che l’avrebbe portato alla presidenza, è sempre stato un uomo di Zelensky, un fidato, un amico. Quali sono dunque i motivi? Li ha spiegati lui stesso in una conferenza stampa altrettanto clamorosa in cui non ha risparmiato critiche e attacchi in particolare al comandante in capo dell’esercito Oleksandr Syrskyi che si è opposto al suo programma di riforme. «Ci siamo trovati di fronte a un blocco totale di tutte le nostre iniziative», ha detto Fedorov. «Syrskyi non è pronto a parlare apertamente, faccia a faccia, dei problemi. È disposto ad andare alle riunioni, a tessere intrighi, a pensare che qualcuno stia organizzando campagne mediatiche contro di lui». «E ha posto un ultimatum», ovvero ha messo di fronte Zelensky a un aut aut definitivo: o me o lui, o Syrskyi o Fedorov. «Invece di riflettere su come sconfiggere la Russia in modo asimmetrico», ha detto l’ex ministro, «ha capito come dividere il Paese». Questo non significa che Syrskyi non abbia avuto un ruolo importantissimo nei primi anni di guerra, «ha condotto diverse operazioni di successo e non possiamo sottovalutarlo».
«Ma la guerra è cambiata», ha aggiunto Fedorov già sostituito ad interim da Yevhenii Khmara e a cui Zelensky, con un gesto non molto opportuno, ha offerto un ruolo di consulente che lui ha prontamente rifiutato. Non avrebbe senso, ha risposto, in quanto i suoi sforzi per modernizzare le forze armate hanno trovato all’interno del ministero una resistenza istituzionale praticamente impossibile da sradicare. Secondo alcuni giornali ucraini ciò sarebbe dovuto in particolare al fatto che la Difesa controlla attualmente un budget enorme di circa 100 miliardi di dollari - praticamente l'intero bilancio statale ucraino visto che la spesa sociale è finanziata dai partner occidentali - e gli sforzi di Fedorov per digitalizzare tutti gli appalti e rendere le gare d'appalto completamente trasparenti non sono piaciuti a tutti. Ovviamente chi trarrà vantaggio da questo siluramento sono principalmente i russi. «Con questo assetto di comando», ha chiosato il ministro silurato, «non vedo come si possa vincere la guerra».




