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La polizia spagnola bastona Sanchez: "Improvvisatore"

di Carlo Nicolatodomenica 9 agosto 2026
La polizia spagnola bastona Sanchez: "Improvvisatore"

3' di lettura

Il governo spagnolo non è in grado di bloccare l’invasione di decine di migliaia di immigrati clandestini ma ferma gli italiani alla frontiera per ripicca. A mettere in evidenza l’ultimo patetico giochetto di prestigio del socialista Sanchez è lo stesso sindacato di polizia spagnolo Jupol che in un comunicato diramato ieri «denuncia che la decisione del Governo di ripristinare controlli straordinari sui viaggiatori provenienti dall’Italia rappresenta una nuova dimostrazione di improvvisazione politica che incrementerà la pressione su organici della Polizia Nazionale che lavorano già al limite durante la stagione estiva».

Il sindacato, che è il maggiore di categoria in Spagna, fa notare che «gli aeroporti e i porti spagnoli affrontano in questi mesi un incremento straordinario del traffico di passeggeri, mentre le unità incaricate del controllo di frontiera soffrono da anni di un’insufficienza di personale, sovraccarico di lavoro e mancanza di mezzi». Per giustificare la misura il ministro dell’Interno Marlaska ha spiegato alla Ue che «le autorità spagnole stanno monitorando attentamente l’evoluzione della situazione migratoria nell’area Schengen e, in particolare, la pressione migratoria registrata sulla rotta del Mediterraneo centrale che interessa l’Italia».

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Ma secondo il sindacato di polizia, «sta invece decidendo di imporre un ulteriore onere agli agenti, già completamente sopraffatti» secondo una decisione che «non risponde ad alcun criterio tecnico o di polizia, ma è piuttosto una mera reazione politica», una misura improvvisata, «senza pianificazione e senza una valutazione del suo impatto su coloro che dovranno attuarla». L’attacco di Jupol è soprattutto contro Sanchez che «prende decisioni da dietro una scrivania senza consultare chi conosce la realtà operativa sul campo», su cui ricade poi alla fine la colpa dell’invasione di Ceuta, «ennesimo esempio del modo approssimativo in cui gestisce la sicurezza e le frontiere».

A onor del vero stavolta Sanchez le decisioni non le ha prese dietro una scrivania, ma mentre si trovava in vacanza a Lanzarote facendo finta che la crisi dell’enclave fosse stata definitivamente risolta. Il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha stimato che nella città autonoma si trovano ancora tra gli 8.000 e gli 11.000 migranti, affermando che la situazione è «insostenibile» e «completamente lontana» dalla normalità. Vivas ha chiesto che i confini vengano messi in sicurezza e ha esortato l’esecutivo a rimpatriare in Marocco tutti i migranti senza documenti. Per farlo però ci vuole volontà politica e soprattutto un numero congruo di agenti di frontiera che però in questo momento sono impegnati a controllare i passaporti degli italiani in vacanza.

Mancano anche gli agenti antisommossa per garantire la sicurezza di Ceuta e ieri la Guardia Civil ne ha ufficialmente richiesti 40, ma che siano permanenti e non semplici rinforzi temporanei. “Quaranta” non è solo lo stesso numero di agenti antisommossa attualmente in forze nella città, ma è anche lo stesso numero di agenti che stanno garantendo la sicurezza del primo ministro in vacanza e che, guarda caso, fanno parte della stessa unità. Ovvero il GRS, cioè il Gruppo di Riserva e Sicurezza, unità d’élite della Guardia Civil dedita all’ordine pubblico e al controllo della folla che tuttavia il ministro dell’Interno invia ogni estate al seguito di Sanchez per garantire la sua sicurezza durante le vacanze, insieme a una ventina di agenti di polizia. Per Jupol e l’altro sindacato AUGC, poi, «la boa galleggiante che il governo ha messo in mare può essere scavalcata da chiunque».

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