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Economia Usa, arma letale per battere gli ayatollah

Il segretario al Tesoro Bessent annuncia le nuove misure: nel mirino asset digitali, tech, oro, aviazione e trasporti. L'incognita: la reazione cinese
martedì 25 agosto 2026
Economia Usa, arma letale per battere gli ayatollah

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MATTEO LEGNANI
«Un D-day economico». «Le più estese sanzioni economiche mai imposte contro un singolo Paese». «Per l'Iran sarà isolamento totale». Da giorni, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il suo dipartimento del Tesoro hanno lasciato gli ayatollah e i pasdaran a friggere nell’incertezza sulle nuove misure economiche che sarebbero state adottate dagli Usa a partire da questa settimana.
La Repubblica islamica sa che difficilmente potrà perdere la guerra con gli Stati Uniti sul campo di battaglia (perché per ora non c’è un campo di battaglia: nessun soldato Usa in territorio nemico), ma i vertici del suo regime sanno di rischiare grosso se il livello di povertà del Paese dovesse scendere al punto da rendere difficile alla popolazione procurarsi beni essenziali.
Che la vera arma invincibile dell’America sia l’economia e non i missili e le bombe, lo si è visto con il blocco navale che ha paralizzato buona parte dell’industria petrolifera del Paese. E lo si è visto anche nelle ore che, ieri, hanno preceduto l’annuncio delle sanzioni da parte del segretario al Tesoro Scott Bessent, quando il rial ha toccato il minimo storico nei confronti del dollaro sul mercato nero, dove ne servivano due milioni per un dollaro. Il prezzo del greggio, che era salito per tutta la scorsa settimana, ieri è sceso di circa due punti percentuali, attestandosi poco sopra i 97 dollari al barile.
E i vertici della Repubblica islamica sono parsi sbandare, quando l’ex capo negoziatore Mohammad Ghalibaf ha postato sui social cifre improbabili sulla «fame in America» e la tv di Stato ha mandato in onda un servizio con cui, di fatto, è stata posta una taglia da dieci milioni di dollari sul figlio del presidente Donald Trump e la moglie Melania, intitolato «Dove e come uccidere Barron Trump».
Poi, ieri, Bessent si è presentato in tv e ha lanciato l’Operazione «Economic Outcast», che prevede l’imposizione di sanzioni secondarie ai Paesi e ai soggetti che intrattengono relazioni economiche con l’Iran. «Abbiamo mappato tutti i proxy di Teheran, individuando una sessantina di soggetti che consentono alle Guardie rivoluzionarie di procurarsi tecnologia militare e il denaro per pagarla e tenere a galla la propria organizzazione militare. Io qui non farò nomi – ha replicato Bessent a chi, tra i giornalisti in sala, gli ha chiesto della Cina – ma noi sappiamo chi sono e loro sanno che sappiamo», prima di precisare che «nessuno sarà al di sopra delle nostre misure punitive.
Non ci sono timeline specifiche, ma la nostra pazienza non è infinita e ci aspettiamo risposte concrete in tempi rapidi».
L’amministrazione Usa ha identificato cinque settori-chiave che verranno colpiti dalle sanzioni: asset digitali, tecnologia, oro, aviazione e trasporti marittimi. «Metteremo fine all'accesso al sistema del dollaro per coloro che riciclano denaro iraniano», ha proseguito Bessent, avvertendo che «il presidente sta già contattando i leader mondiali, avanzando richieste specifiche affinché cessino le loro interazioni con l'Iran. Entro la fine di questa settimana mi aspetto che venga annunciata una misura importante contro un istituto finanziario».
Il segretario al Tesoro ha citato l’esempio virtuoso degli Emirati Arabi Uniti, che la scorsa settimana hanno ufficializzato la cessazione di ogni rapporto commerciale con la Repubblica islamica. Infine, Bessent ha rivolto un appello ai soldati iraniani: «Ai soldati che sostengono questo regime, mentre i vostri stipendi smettono di arrivare o, come vi viene detto, sono in ritardo, chiedetevi se i vostri comandanti stiano conducendo il vostro Paese verso il trionfo o verso la rovina. E ricordate che il Muro di Berlino cadde quando i soldati semplici decisero di non sparare contro il proprio popolo».
La replica a caldo di Teheran è arrivata con un post su X del presidente del Parlamento Mohammad Ghalibaf, che ha definito «spacconate» le minacce americane. «I partner commerciali dell'Iran ci hanno fatto sapere, sia attraverso i media sia tramite messaggi, di non prendere sul serio queste dichiarazioni», ha scritto Ghalibaf. Si vedrà presto chi ha ragione.
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