Fuori dai confini il bersaglio principale è Israele, all’interno sono i grandi patrimoni. Andy Burnham, l’ex sindaco laburista di Manchester che ha sostituto Keir Starmer alla guida del Regno Unito, sta mostrando il suo vero volto a soli due mesi dall’ascesa a Downing Street: prendendo di mira lo Stato ebraico, con l’annuncio di sanzioni contro gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, ma anche i più ricchi, promettendo nuove tasse ai loro danni in vista dell’«Autumn Budget». Ieri Londra ha formalizzato la decisione di sanzionare l’interscambio commerciale con gli insediamenti israeliani in Cisgiordania: un cambio di passo netto rispetto al governo Starmer, anche per le parole utilizzate dal ministro degli Esteri Ed Miliband durante il suo intervento alla Camera dei Comuni. Il capo della diplomazia britannica ha infatti accusato Israele di «chiudere gli occhi» rispetto alla presunta «pulizia etnica dei palestinesi perpetrata da coloni terroristi» in Cisgiordania, parlando della situazione in Palestina come di «un’emergenza morale» e di un “reset” della politica del Regno Unito nei confronti di Israele. «Ciò che il governo Netanyahu sta facendo a Gaza è una macchia sulla coscienza del mondo, e ci sono sempre più prove che sembrano essere stati commessi crimini di guerra», ha aggiunto Miliband.
Il nuovo premier inglese? Spilla birra nei video social
Per decenni il primo ministro britannico è stato sinonimo di sobrietà e understatement. Gli annunci, se no...REAZIONE ISRAELIANA
L’annuncio è stato seguito da una dichiarazione di condanna degli insediamenti firmata da 12 Paesi, tra cui Francia, Canada e altri 9 Stati europei (ma non dall’Italia). La reazione israeliana non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha definito le affermazioni di Miliband «scandalose e false», parlando di «un palese tentativo di interferire nella politica israeliana nella campagna elettorale» e annunciando come prima ritorsione la chiusura del consolato britannico a Gerusalemme. Sa’ar ha aggiunto che saranno applicate altre misure contro Londra, tra cui il divieto di ingresso nel Paese per dodici parlamentari e altri cittadini britannici coinvolti in attività ritenute anti-israeliane.
La sinistra mondiale unita nel tassare la casa
Una comunanza d’intenti chiara, cristallina: tassare la casa, soprattutto se è quella dei ricchi. È ...Il governo di Netanyahu, soprattutto, ha accusato Burnham di alimentare con questa misura «l’antisemitismo dilagante nel mondo». Criticare Israele non significa automaticamente essere antisemiti, ma quando un governo adotta misure commerciali contro gli insediamenti parlando di «pulizia etnica», mentre nelle strade britanniche cresce l’odio contro gli ebrei, la prudenza dovrebbe essere doppia. Burnham può pure proclamare a parole di combattere l’antisemitismo come ha fatto nelle scorse settimane, ma nei fatti la sua politica verso Israele rischia di alimentare proprio quel virus dice di voler combattere. E pensare che nei giorni scorsi, mentre preparava con Miliband la nuova offensiva diplomatica, Burnham aveva incontrato i rappresentanti della comunità ebraica per cercare di rassicurarli.
PAURE EBRAICHE
Alcuni lo avevano messo in guardia da una politica sempre più aggressiva contro Israele, in ragione del crescente clima antisemita nel Regno Unito: ma non c’è stato nulla da fare. «Con l’avvicinarsi della festività ebraica di Rosh Hashanah, e in un momento in cui le preoccupazioni per la sicurezza della comunità hanno raggiunto il livello più alto, questa decisione sarà percepita in modo particolarmente acuto dagli ebrei britannici» e rischia di «alimentare ulteriormente le tensioni comunitarie», ha reagito il Board of Deputies of British Jews, la principale organizzazione rappresentativa della comunità ebraica britannica. C’è poi il capitolo economico: le minacce di un raid fiscale contro le grandi fortune in vista della prossima legge di bilancio stanno già facendo danni. Secondo quanto riportato dal Telegraph, il terzo maggiore contribuente del Regno Unito, Christopher Rokos, ha deciso di spostare la sua residenza fiscale in Grecia per le nuove tasse ai danni dei più abbienti in arrivo in autunno. Rokos, il cui hedge fund controlla una fortuna da 20 miliardi di dollari, ha un patrimonio personale di circa 4 miliardi di dollari e nel 2025, stando al Sunday Times, ha pagato tasse per 330 milioni di sterline. Il Telegraph ha segnalato altri miliardari che dal 2025 hanno lasciato la Gran Bretagna scegliendo Paesi europei come Svizzera, Italia e Grecia.




