Giuseppe Valditara parla di «risultati straordinari». E, leggendo i dati del rapporto mondiale sulla scuola Ocse-Pisa relativi al 2025 e a 91 Paesi, viene proprio da dargli ragione. Perché, a parte alcune criticità, l’Italia va meglio di molti altri Paesi. A cominciare da Francia e Germania. E soprattutto, quello che emerge dal rapporto, è che sono tablet, smartphone e intelligenza artificiale ad aver devastato la capacità di apprendimento delle nuove genereazioni.
Ma andiamo con ordine. Secondo i dati diffusi dall’organizzazione con sede a Parigi, l’arretramento nei livelli di competenze riguarda gli studenti di tutti i Paesi partecipanti alla rilevazione. Nel rapporto si parla di «studenti a minimi storici» per via dell’uso eccessivo dei social, delle tastiere e dell’intelligenza artificiale. Insomma: i danni prodotti dalle nuove tecnologie sui livelli di apprendimento sono seri.
«I risultati nelle scienze rimangono approssimativamente stabili, ma c’è un calo di oltre 20 punti (pari a un anno di scolarizzazione, ndr) nella lettura e nella matematica», spiega Eric Charbonnier, esperto di istruzione dell’Ocse. Non solo.
Tra il 2015 e il 2025, nei Paesi Ocse i punteggi nelle scienze sono diminuiti in media di sette punti. In matematica la flessione ha raggiunto invece i 22 punti, contro gli otto registrati nel resto dei sistemi educativi esaminati. «Particolarmente preoccupante è la situazione in lettura», che rappresenta la base di gran parte dell’apprendimento scolastico. «Nell’ultimo decennio» spiegano da Parigi «i risultati sono scesi di 28 punti nei Paesi Ocse e di 16 negli altri Paesi partecipanti». Gli studenti hanno registrato «il livello medio di rendimento più basso mai osservato. Il quadro generale è cupo», riconosce l’Ocse, sottolineando tuttavia che «i progressi registrati da alcuni sistemi educativi dimostrano che invertire la tendenza resta possibile».
A dominare ancora una volta la classifica è l’Asia. Sono infatti le regioni cinesi di Pechino, Shanghai, Jiangsu e Zhejiang a occupare i primi posti in scienze e matematica, mentre Singapore guida la classifica della lettura. A livello europeo, Estonia, Regno Unito, Finlandia e Irlanda si collocano molto al di sopra della media, così come Canada e Nuova Zelanda fuori dal continente. Mentre crollano le competenze degli studenti tedeschi. E l’Italia? Arretra di tre punti rispetto all’edizione 2022 in matematica e di otto in lettura, ma migliora di cinque punti in scienze. Numeri che ci permettono di scalare la classifica. In scienze, «gli studenti italiani raggiungono 483 punti, con la media Ocse pari a 482». Mentre in lettura, gli italiani raggiungono i 474 punti, rispetto ai 461 della media Ocse.
Esulta il ministro dell’Istruzione: «Italia sopra la media Ocse, sistema scolastico italiano solido». «In una fase di grave e diffuso arretramento internazionale» dichiara Valditara «rispetto alla rilevazione 2022, i dati dell’ultimo rapporto Ocse-Pisa evidenziano una situazione di solidità per il nostro sistema di istruzione, che supera significativamente per la prima volta la media Ocse in comprensione dei testi scritti e pure in matematica e in scienze, dove le competenze migliorano rispetto ai dati del 2022».
«Per la prima volta» continua il ministro «ci collochiamo significativamente al di sopra della media internazionale. Il punteggio medio italiano è superiore a quello della Finlandia, sistema che ha rappresentato a lungo uno dei principali riferimenti internazionali in questo ambito». Pure in matematica, tallone d’Achille per gli studenti italiani, «raggiungiamo risultati migliori di Francia, Germania, Usa e Svezia. Il punteggio italiano è pari a 468 punti, a fronte di una media Ocse di 463». «Si confermano i segnali positivi già emersi nella ultima rilevazione Invalsi» conclude Valditara. «La scuola italiana si è mostrata un sistema solido».




