I risultati pubblicati dal quotidiano della Confindustria su potere d’acquisto e inflazione, rilevano aumenti nei prezzi di alimentari, trasporti, servizi e tempo libero, anche doppi rispetto all’inflazione, rilevata dall’Istat nel precedente lustro. Si è determinato uno scenario che ha inciso e lo fa tuttora in maniera significativa sui bilanci domestici, modificando le abitudini quotidiane che vanno a incidere sul modus vivendi delle famiglie. Non è certo andato meglio per il commercio, specie per l’abbigliamento e gli accessori, mentre non solo ha tenuto ma ha un segno più quello dei pubblici esercizi, anche come residuo del lockdown. Una complessità che si sta accentuando e stimola il differenziale tra inflazione e potere d’acquisto non solo a causa della componente esogena dovuta alle guerre in corso (leggasi Usa e Iran, ndr) che scontano il tema energetico, ma anche la componente endogena primariamente per essere sprovvisti di un autonomia energetica, ma anche per i sovraccosti che le famiglie subiscono per l’assistenza sanitaria, la cui responsabilità è da ascriversi alla riforma sanitaria di oltre mezzo secolo fa, che non ha saputo programmare un piano sanitario che sapesse adeguarsi sia all’invecchiamento della popolazione sia all’entità dei costi che ne sarebbero derivati.
Da inizio secolo ad oggi, il costo sopportato dalle famiglie per far fronte all’assistenza per le prestazioni, ma anche per le assicurazioni integrative, supera abbondantemente il mezzo trilione di euro e si avvia verso i 40 miliardi l’anno, costi che stanno depauperando il borsellino di ogni ceto e in particolare di quello medio e di quelli più agiati. A pagarne le conseguenze non sono solo le famiglie a reddito dipendente, ma anche la stragrande maggioranza delle micropartite Iva, che da noi superano il 90% del totale, e che in passato sono state parte significativa del ceto medio. Fatta la disamina non resta che addentrarsi nelle possibilità di poter rimediare ai problemi, recuperando capacità di spesa, in una situazione in cui l’inflazione sta rialzando la testa e sarà particolarmente negativa nei prossimi mesi in cui ripartirà il riscaldamento, sperando che l’inverno sia clemente.
Ora serve una politica energetica che punti decisamente a un’autonomia, ben superiore all’attuale che sfiora meno del 40% grazie a quella delle risorse rinnovabili. Fondamentale è partire subito sul nucleare, recuperando pure il carbone e accelerando sia sull’idroelettrico che sulle rinnovabili. Parimenti, sia per il lavoro dipendente che per le micropartite Iva, è necessario un piano di modernizzazione, sostenuto dal pubblico che salvaguardi il capitale umano e rilanci la scala sociale, per risalire la qualità della vita. Così come è necessario ridimensionare il costo per la salute a carico del cittadino, rilanciando il SSN integrato maggiormente da quello privato in via convenzionale e/o a tariffe sostenibili. Infine scuola, istruzione e formazione permanente devono riconquistare un rapporto integrato tra pubblico e privato. Quest’ultimo è nei vertici del percorso formativo un partner ideale - Bocconi e Cattolica sono esempi eclatanti - di quanto sia necessario che pubblico e privato siano a pari livello per interagire e costruire condizioni di qualità a sostegno delle esigenze del Paese.




