A Nantes, un incendio ha devastato l’ingresso e la facciata del liceo Nelson Mandela, a Lille numerosi cassonetti della spazzatura e biciclette elettriche sono stati dati alle fiamme nei pressi dell’istituto César Baggio, e al liceo Victor Hugo di Marsiglia il preside e il vicepreside sono stati aggrediti e cosparsi di benzina. Il movimento di protesta degli studenti francesi, nato a metà settembre per denunciare la carenza di insegnanti e personale, classi sovraffollate ed edifici scolastici degradati, è sfociato negli ultimi giorni in violenze urbane che hanno causato danni e feriti in tutto il Paese.
Secondo le cifre ufficiali diffuse dal ministero dell’Interno sono 1.949 le persone fermate dall’inizio della mobilitazione, che ha coinvolto oltre 400 licei, mentre sono rimasti feriti durante gli scontri 83 agenti di polizia e gendarmi, 85 studenti e 34 membri del personale scolastico. Un bollettino di guerra che ha spinto ieri il primo ministro francese Sébastien Lecornu, nel giorno della presentazione della manovra finanziaria per il 2027 (anch’essa presa di mira per i 43 miliardi di euro di tagli che colpiscono anche la scuola), a convocare d’urgenza una riunione interministeriale di crisi.
IL CAOS SI ALLARGA
Secondo Matignon, c’è una «constatazione condivisa dai servizi di intelligence sull’origine del movimento»: è una «manovra organizzata dalla France insoumise (Lfi) e dai suoi proxy dell’estrema sinistra». Il leader del partito, Jean-Luc Mélenchon, secondo molti sondaggi il favorito al ballottaggio contro la leader sovranista Marine Le Pen alle presidenziali del 2027 e Manuel Bompard, coordinatore nazionale di Lfi, ha accusato l’esecutivo di «sprofondare nel complottismo». Eppure proprio Mélenchon nei giorni scorsi ha fomentato la rivolta, dicendosi pronto a «difendere i nostri ragazzi dalla barbarie della polizia». Il timore dell’esecutivo è che la protesta dei licei, oltre che alle università, possa allargarsi alle altre categorie che nelle ultime settimane hanno già manifestato contro il caro carburante e il congelamento degli stipendi pubblici: dagli automobilisti ai pescatori, dagli agricoltori ai dipendenti della funzione pubblica. Ma se c’è un malcontento nazionale, che ricorda il clima insurrezionista del 2019, quando in piazza scesero i “gilet gialli”, la colpa è anche di chi sta all’Eliseo, ossia di Emmanuel Macron.
Francia, folle protesta degli studenti a Marsiglia: preside cosparso di benzina
Sale la tensione a Marsiglia durante la mobilitazione degli studenti delle scuole superiori. Al liceo 'Victor-Hugo...IL FALLIMENTO DI MACRON
La richiesta di sacrifici è conseguenza dei suoi quasi dieci anni da presidente, che hanno fatto lievitare il debito di circa 1.300 miliardi di euro e il deficit non è mai stato riportato stabilmente sotto controllo. Ieri, all’Eliseo, Macron ha ricevuto un presidente che con le sue terapie d’urto ha invece rimesso in sesto il suo paese, l’Argentina, ossia Javier Milei. Il leader argentino è arrivato a Parigi per partecipare alla seconda edizione dell’Argentina Week, con l’obiettivo di convincere gli investitori europei a scommettere su Buenos Aires, ma anche per mostrare al pubblico europeo i risultati della sua “motosega”. Il Partito libertario francese, che rivendica circa un migliaio di membri e simpatizzanti, ha chiesto di “importare la motosega” a Parigi: meno tasse, meno spesa pubblica, meno Stato. Sulla stessa linea i mileisti francesi, che considerano il presidente argentino un modello da imitare e Macron un presidente da dimenticare.




