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Italia, mezzo galletto: quanto vale la rosa di Mancini rispetto alla Francia

di Claudio Savelligiovedì 1 ottobre 2026
Italia, mezzo galletto: quanto vale la rosa di Mancini rispetto alla Francia

3' di lettura

La missione è apparentemente impossibile, ma è proprio questo a renderla ideale per l’Italia. La Francia è di un’altra categoria, lo sanno tutti, quindi nessuno si aspetta che la Nazionale porti a casa il risultato pieno da Parigi. Basta, tra virgolette, una prestazione in linea a quella sfoderata in Turchia. Dal punto di vista psicologico, la Francia è l’avversario perfetto in questo momento perché spegne sul nascere il possibile eccesso di autostima dopo una sola gara giocata come si deve. Lieta sia la fiducia dopo un lungo periodo di dubbi esistenziali, ma bisogna rimanere con i piedi per terra. E i Galletti, dall’alto della loro forza, non solo ci abbassano la cresta, ma dovrebbero anche togliere agli azzurri il peso del risultato.

La rosa della Francia vale 1,45 miliardi in cartellini, secondo le stimeTransfermarkt. Ed è al momento composta da 23 giocatori, includendo anche Mbappé, non sostituito dal ct Zidane nonostante l’infortunio che lo terrà fuori anche per la sfida di domani. L’Italia arriva a 846 milioni con nove giocatori in più: sono infatti 32 gli azzurri a disposizione di Mancini, visto che Zaniolo e Raspadori sono già tornati a casa e quindi li escludiamo dal conteggio. D'altronde la Francia conta sulla rosa con il valore più alto in assoluto al momento, di poco sopra l’Inghilterra (1,4 miliardi) e la Spagna (1,32 miliardi) che comunque presentano rispettivamente uno e tre convocati in più.

VALORE

Il valore dei cartellini non scende in campo e peraltro si tratta di stime, quindi si devono prendere solo come spunto per ragionare. L'Italia lo deve fare per i motivi di cui sopra: le fa bene, in questo momento di ricostruzione, ricordare la distanza con le superpotenze del calcio. E le fa bene anche sapere che vent’anni fa, quando ci sfidavamo nella finale dei Mondiali 2006, i valori erano ribaltati: l’Italia di Lippi valeva 119 milioni in più, anche se Henry con 50 milioni (altri tempi, ora ne varrebbe almeno il triplo) era il più quotato delle due rose.

Gli azzurri devono sì considerarsi forti, ma anche ricordare che il talento puro non ci bacia come fa da anni con la Francia, alla quale è bastata la formazione riserve e l’ingresso di Olise e compagni nel finale per battere il Belgio che ci ha surclassati. Può sembrare retorica, ma è l’Italia ad aver dimostrato la differenza di livello tra una partita presa alla leggera (all’Olimpico) e una presa di petto (in Turchia): non siamo una Nazionale che va avanti per inerzia, non ancora, forse non lo saremo mai, quindi bisogna lavorare per esaltarsi nel collettivo.

Sostiene Scalvini, scelto per la conferenza stampa di ieri, che «la vittoria di Bursa ci ha dato la consapevolezza che siamo una squadra forte, che possiamo dominare le partite e avere le capacità di giocare bene a calcio». Vero, ma ora bisogna mantenere «questa voglia di fare bene» anche dopo una vittoria, non più solo come reazione a una sconfitta. Fagioli invece a Rai Sport sottolinea come «la Francia sia un test per metterci alla prova» e capire se la prestazione in Turchia è stata figlia dell’orgoglio o di una crescita organica. «Il mio sogno è il Mondiale con l’Italia», aggiunge Fagioli, ma per questo c’è tempo.

Contano di più le parole per il presente, ad esempio quelle per Romano sulla gestione del rumore delle critiche: «I social ti portano in alto avendo fatto poco e in basso appena sbagli. Non deve preoccuparsi, la squadra è tutta con lui. Quel che accade fuori non possiamo gestirlo e non è importante». Intanto a Coverciano, per la prima volta dopo una settimana, l’Italia è riuscita a godersi un vero allenamento a ranghi completi. Una giornata di grazia per il ct Mancini che deve costruire un gioco corale per colmare la differenza nei singoli rispetto a Nazionali come la Francia.