La maggioranza che aveva sostenuto l’elezione di Ursula von der Leyen per un secondo mandato alla guida della presidenza della Commissione europea, si spacca di nuovo. Fdi, Ppe e appoggiano la presidente, i Socialisti e Democratici forse si asterranno, mentre voteranno contro gli eurodeputati del Movimento 5 Stelle, che sono nel gruppo the Left e i Patrioti, in cui milita la Lega. Non ha ancora deciso il da farsi il gruppo di Renew Europe.
Il rimescolamento si consuma sulla proposta dell’eurodeputato conservatore rumeno Gheorge Piperea - sostenuta da circa un terzo del suo gruppo (Ecr), dalle due formazioni di estrema destra (Sovranisti e Patrioti), dagli italiani del M5s e da una parte dell’estrema sinistra - di presentare una mozione di sfiducia contro la presidente della Commissione Ue. L’oggetto è la (presunta) mancanza di trasparenza nello scambio di messaggi sms che ci fu, durante la pandemia di Covid-19, tra Von der Leyen e Albert Bourla, il Ceo di Pfizer, durante i negoziati per i vaccini, che poi furono in gran parte forniti ai paesi Ue proprio da Pfizer.
Von der Leyen, aprendo il suo intervento in sessione plenaria a Strasburgo, si è difesa con forza, sostenendo che «questa mozione è stata firmata da complottisti e amici di Putin». Ha poi detto di ricordarsi «i carri armati per le strade di Bergamo e la sensazione che non ci fosse luce in fondo al tunnel. Ma l’Europa della solidarietà è riuscita a uscire dalla pandemia: non lasciamo che gli estremisti riscrivano la storia». Circa una settimana fa Alleanza per l’unità dei romeni era riuscito a ottenere il numero di firme necessarie per portare la mozione di censura all’Eurocamera. «La mozione di censura», ha spiegato in Aula Piperea, promotore dell’iniziativa, «è uno strumento per conservare la democrazia. La Commissione europea ha ignorato le decisioni del Parlamento e abusato del suo potere, creando una retorica della paura durante la pandemia da cui alcuni si sono arricchiti».
Elisabetta Belloni, addio Bruxelles e von der Leyen: la decisione
Elisabetta Belloni lascia Bruxelles: l'ambasciatrice, già a capo del Dis e oggi consigliera diplomatica della...La replica di Von der Leyen non si è fatta attendere. «Certamente in quel periodo sono stata in contatto con i rappresentanti delle case farmaceutiche, ma ogni contratto è stato redatto alla luce del sole e tutte le accuse sul fatto che gli stati membri siano stati obbligati ad acquistare vaccini è falsa», ha spiegato. Il voto si terrà giovedì 10 luglio.
La Commissione ha rifiutato di rendere pubblici i messaggi sms e li ha soppressi, ma questa decisione è stata condannata e simbolicamente annullata dalla Corte europea di giustizia, con una sentenza del 14 maggio scorso in cui ha accolto un ricorso di una giornalista del New York Times. Von der Leyen ha ribadito che «non c’erano segreti, clausole nascoste, obblighi di acquisto per gli Stati membri. In effetti, tutti i 27 Stati membri hanno deciso di acquistare i propri vaccini di propria spontanea volontà. Quindi», ha sottolineato, «qualsiasi affermazione secondo cui uno Stato membro non fosse a conoscenza dei contratti, dei prezzi o delle quantità è disonesta. Anzi, chiamiamola con il suo nome: è semplicemente una menzogna». Il gruppo dei Socialisti e democratici, dopo una riunione molto accesa, hanno fatto sapere in serata che valuteranno l’ipotesi di astenersi. «Il nostro sostegno», hanno fatto filtrare, «non è garantito». Aspettano segnali nelle prossime 48 ore da parte di Von der Leyen sulla tenuta della piattaforma europeista che l’ha sostenuta.