Oggi due minuziose pagine di Libero vi raccontano bene, numeri alla mano (i britannici direbbero: in maniera unemotionally factual, cioè in modo fattuale e senza deviazioni emotive), il quadro economico della Francia e del Regno Unito (terrificante) e della Germania (decisamente non rassicurante).
Quella fotografia economica fa pendant con una situazione politica tutt’altro che confortante per i governi di Londra, Parigi e Berlino. Il premier laburista britannico Starmer, secondo alcune rilevazioni, sarebbe a picco: appena il 21% di tasso di approvazione popolare della sua azione. Mentre Nigel Farage galoppa nelle praterie dell’opposizione guadagnando terreno in modo inarrestabile.
A Parigi, Emmanuel Macron è alla disperazione: l’8 settembre prossimo può cadere il secondo governo che aveva patrocinato dall’Eliseo (il sacrificato sarà il grigio Bayrou), mentre alle presidenziali del 2027 il centrodestra sembra per la prima volta in grado di stravincere, sempre ammesso che non si debba già anticipare un altro voto, quello per le legislative.
Immigrazione, qualcosa sta cambiando: la rivolta dilaga in tutta Europa
Bruxelles, abbiamo un problema. Che non corre dalle Alpi alle piramidi, ma da Lampedusa al Nord Est britannico, anche se...E a Berlino? La navigazione del cancelliere Merz è partita da pochi mesi, dopo l’incidente dei numeri mancati al primo colpo. E tuttavia non si tratta certo di un avvio scintillante: la sua Cdu è scesa al 25%, scavalcata - come primo partito dalla demonizzatissima Afd, schizzata in avanti di 6 punti (dal 20 al 26%) da febbraio a oggi. Ora, non si tratta - qui - di maramaldeggiare sulle disgrazie altrui. Per quanto- maliziosamente - può generare una punta di sorriso l’idea che, in particolare a Parigi, debbano rivivere le angosce della stagione italiana 2011-2013. Manca solo che qualche giornale transalpino titoli: «Dépêchez-vous!», l’equivalente del ben noto «Fate presto!» scagliato a suo tempo contro il governo Berlusconi. Né saremo così meschini da augurare alla Francia messaggi equivalenti alla letterina Draghi-Trichet (agosto 2011), o lo stillicidio di dichiarazioni che per tutti gli anni seguenti (capofila l’indimenticabile commissario francese Moscovici) arrivavano come spine nel fianco dei governi italiani. Magari - questo sì- resta la curiosità di capire come la Francia potrà rispettare nel prossimo inverno il Patto di stabilità. Ma siccome quel Patto non ci piace non saremo noi a invocarne l’interpretazione più rigida. E tuttavia- ecco il punto- c’è materia per un po’ di riflessione e di autocritica da parte della sinistra italiana e dei suoi media di riferimento (quasi tutti).
Nell’autunno 2022, dopo la vittoria elettorale di Giorgia Meloni e del centrodestra, l’opinione comune degli “esperti” (consentiteci un sorriso...) era che l’Italia meloniana sarebbe stata isolata in politica estera e appestata per le sue condizioni economiche. E invece? Per carità: abbiamo e avremo anche noi le nostre difficoltà. Ma non si tratta di nulla di paragonabile ai guai odierni di Londra, Parigi, Berlino. Anzi, da quelle parti farebbero carte false per trovarsi nella condizione attuale del governo di Roma.
A titolo di ultimo esempio in ordine di tempo, proprio ieri (come oggi Libero vi racconta in dettaglio) sono usciti i dati Istat relativi al mese di giugno, con un segno positivo - per noi - rispetto all'indice destagionalizzato del fatturato sia dell'industria sia dei servizi, sia in valore che in volume. C’è materia per esultare?
Macron, il siluro di Marion Maréchal: "Adottiamo il modello Meloni"
Il destino del primo ministro francese, François Bayrou, è appeso a un filo. Lunedì, nel corso di u...No, non è il caso di stappare bottiglie. Ma - questo sì - ci sono ragioni sufficienti per chiedere a tutti, in particolare ai critici del governo italiano, un esercizio di onestà intellettuale. Da tre anni, non ne hanno azzeccata una: avevano puntato come sempre su Parigi e Berlino (la “locomotiva francotedesca”), sognando un’Italia al solito gregaria e sottomessa. Sta andando molto diversamente. Noi ne siamo lieti. Speriamo che gli “esperti” non ne siano troppo dispiaciuti.