Macché innovatore, macché mattatore: Matteo Renzi è solo la copia in versione ridotta di ciò che in politica è stato Silvio Berlusconi. Alessandro Sallusti inforca "gli occhiali scuri" per non farsi "abbagliare dall'aureola accesa dalla grancassa mediatica amica e complice" del sindaco di Firenze, e lo descrive per quello che è. "Bravo, furbo, veloce, scaltro - scrive il direttore de il Giornale - e un po' bugiardo tanto quanto basta per essere un buon leader", ma non per questo uno da guardare "con paura e soggezione". Perché? Facile: Renzi è "un berluschino". Sallusti ci tiene a precisare che "il diminutivo è d'obbligo, visto che il giovane sindaco deve ancora dimostrare di che pasta è fatto", mentre delle sue innovazioni c'è poco da esaltare, perché "ha semplicemente studiato vent'anni di berlusconismo e lo ha riproposto in salsa sinistra". La formula vincente del segretario Pd, sostiene il direttore, è la stessa del Cav: "Poca ideologia, grande e chiara parlantina, battute a gogò - elenca -, tanto pragmatismo, amicizie e relazioni trasversali, senso del comando, mito dell'efficienza, grande ambizione". Neanche il giovanilismo e l'attenzione alle quote rosa, rivendica, sono una prerogatica di Matteo. "L'ultimo governo Berlusconi è stat quello anagraficamente più givoane - ricorda Sallusti - e con tante belle e brave ragazze: Meloni, Carfagna e Gelmini". Insomma, il direttore sprona i suoi a non lasciarsi intimorire dal carisma del sindaco di Firenze: "Non è Forza Italia che si deve renzizzare, è il Pd che si sta berlusconizzando".




