Il "Job Act" (traduzione per gli anglisti meno esperti: "pacchetto di norme sul lavoro") firmato da Matteo Renzi è servito. Tre proposte da far passare al vaglio del dibattito politico in pochi giorni, poi rapidamente in Parlamento. Così le spiega il segretario del Pd: "La prima, sulle regole di insieme, vale a dire il panorama sistemico che parte dalle condizioni per chi fa impresa di essere messo in condizione di poterla fare; poi i sei settori in cui riuscire a creare posti di lavoro, e il made in Italy sarà il primo di questi sei, ma ci sarà anche la manifattura tradizionale e anche il tema dell’industria turistica e culturale". Infine "il grande tema dell’innovazione, e contemporaneamente, soltanto alla fine, una discussione sulle regole contrattuali". Sia chiaro: l’Articolo 18, sempre secondo Renzi, sarà un "tema marginale". Come dire: niente polemiche, per favore, nonostante l'alto valore simbolico del codicillo. Il documento, che secondo il neo segretario del Pd è lo strumento per aiutare il Paese a ripartire, è diviso in tre parti. Ecco i dettagli: PRIMA PARTE - Si comincia dai costi dell'energia e Renzi propone di ridurre del 10% il costo per le aziende, soprattutto per le piccole imprese che sono quelle che soffrono di più. Taglio alle tasse anche per chi produce lavoro mentre "chi si muove in ambito finanziario paga di più", consentendo una riduzione del 10% dell'Irap. Revisione della spesa. Vincolo di ogni risparmio di spesa corrente che arriverà dalla revisione della spesa alla corrispettiva riduzione fiscale sul reddito da lavoro. Azioni dell'agenda digitale. Fatturazione elettronica, pagamenti elettronici, investimenti sulla rete. Eliminazione dell'obbligo di iscrizione alle Camere di Commercio. Piccolo risparmio per le aziende, ma segnale contro ogni corporazioni. Funzioni delle Camere assegnate a Enti territoriali pubblici. Eliminazione della figura del dirigente a tempo indeterminato nel settore pubblico. Un dipendente pubblico è a tempo indeterminato se vince concorso. Un dirigente no. Stop allo strapotere delle burocrazie ministeriali. Burocrazia. Intervento di semplificazione amministrativa sulla procedura di spesa pubblica sia per i residui ancora aperti (al Ministero dell'Ambiente circa 1 miliardo di euro sarebbe a disposizione immediatamente) sia per le strutture demaniali sul modello che vale oggi per gli interventi militari. Adozione dell'obbligo di trasparenza: amministrazioni pubbliche, partiti, sindacati hanno il dovere di pubblicare online ogni entrata e ogni uscita, in modo chiaro, preciso e circostanziato. SECONDA PARTE - Il JobsAct conterrà un singolo piano industriale con indicazione delle singole azioni operative e concrete necessarie a creare posti di lavoro. Ma i dettagli di questa parte sono ancora lacunose nel senso che Renzi non è entrato nel dettaglio. a) Cultura, turismo, agricoltura e cibo. b) Made in Italy (dalla moda al design, passando per l'artigianato e per i makers) c) ICT d) Green Economy e) Nuovo Welfare f) Edilizia g) Manifattura TERZA PARTE - La terza parte riguarda le regole. A cominciare dalla presentazione entro otto mesi di un codice del lavoro che racchiuda e semplifichi tutte le regole attualmente esistenti e sia ben comprensibile anche all'estero. Riduzione delle varie forme contrattuali, oltre 40, che hanno prodotto uno spezzatino insostenibile. Processo verso un contratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti. Assegno universale per chi perde il posto di lavoro, anche per chi oggi non ne avrebbe diritto, con l'obbligo di seguire un corso di formazione professionale e di non rifiutare più di una nuova proposta di lavoro. Obbligo di rendicontazione online ex post per ogni voce dei denari utilizzati per la formazione professionale finanziata da denaro pubblico. Ma presupposto dell'erogazione deve essere l'effettiva domanda delle imprese. Criteri di valutazione meritocratici delle agenzie di formazione con cancellazione dagli elenchi per chi non rispetta determinati standard di performance. Agenzia Unica Federale che coordini e indirizzi i centri per l'impiego, la formazione e l'erogazione degli ammortizzatori sociali. Legge sulla rappresentatività sindacale e presenza dei rappresentanti eletti direttamente dai lavoratori nei CDA delle grandi aziende.




