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Charlie Hebdo, ecco le vignette e le copertine "contro l'Islam"

di Giulio Bucchidomenica 11 gennaio 2015
1' di lettura

Forse è stata scritta nel 2006 la condanna a morte del direttore di Charlie Hebdo Stéphane Charbonnier, dei vignettisti Wolinski, Tignous e Cabu, e delle altre vittime della strage dei terroristi islamici a Parigi. Quasi nove anni fa il settimanale satirico francese decide di ripubblicare le dodici controverse vignette su Maometto del giornale danese Jyllands-Posten, che scatenarono la rabbia dei fondamentalisti islamici. Le vendite del giornale, attivo da mezzo secolo e sempre irriverente contro i potenti di turno, balzarono in un giorno dalle 140mila alle 400mila copie, facendo adirare il mondo musulmano e spingendo il Consiglio francese del culto musulmano a chiedere il ritiro delle copie dalle edicole. Incriminato per razzismo, l'allora direttore Philippe Val fu assolto l'anno dopo da un tribunale francese. La battaglia contro i tabù dell'estremismo islamico è proseguita nel tempo, fino all'ultima provocazione: il numero speciale dedicato alla vittoria degli islamisti in Tunisia nel 2011. In copertina spicca una sacrilega immagine di Maometto che promette "cento frustate se non morite dal ridere". "Sì, l'Islam è compatibile con l'umorismo", avevano scritto i redattori del settimanale, disegnandovi accanto il Profeta islamico con un naso rosso da clown. Prima che l'edizione arrivasse nelle edicole, la sede della rivista è stata distrutta da un incendio provocato da un lancio di molotov.

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