Roma, 10 giu. (Adnkronos) - Nel 2050 la popolazione della terra arriverà a 9,1 miliardi di persone. E non si potrà avere cibo a sufficienza per tutti. In Brasile l'emergenza attuale e l'aggravamento futuro è stato già affrontato nel 2003 con un piano voluto dal presidente Lula, il progetto 'Fame zero' che sta già dando risultati positivi. Per affrontare però il problema a livello globale è necessario però intervenire sui consumi e sulle modalità di produzione tenedo conto dei fattori climatici e geopolitici. A tal proposito un gruppo di scienziati dell'università del Michigan, di cui fa parte l'italiano Bruno Basso, ha messo a punto un modello matematico che consente di elaborare un'attendibile previsione sulle capacità produttive relazionate anche a fenomeni globali come il cambiamento climatico. Lo studio, pubblicato sulla rivista internazionale 'Nature climate change' è stato realizzato dagli scienziati del Agricultural Model Intercomparison (AgMIP) ed è basato su un sistema di modellazione omnicomprensivo che integra molteplici simulazioni delle colture con ipotesi diverse di cambiamento del clima. L'obiettivo, ha detto il professor Basso è "quantificare le incertezze per raffigurare previsioni sulle rese colturali possibili". Secondo lo scienziato italiano, laureato all'Università Federico II di Napoli con esperienze di studio e di lavoro in quattro continenti, "Utilizzando un insieme di modelli climatici delle colture e, possiamo capire come l'aumento dei gas a effetto serra nell'atmosfera, insieme con l'aumento della temperatura e le variazioni di precipitazione, influenzeranno la resa del frumento a livello globale." "I modelli delle colture migliorate, ha aggiunto Basso, possono contribuire a guidare i Paesi sviluppati e in via di sviluppo del mondo, adattandole ai cambiamenti climatici e creando politiche per migliorare la sicurezza alimentare e nutrire più persone." Basso fa parte del gruppo di scienziati dell'Università del Michigan (MSU) che ha messo a punto il modello System Approach for Land-Use Sustainability (SALUS), progettato inizialmente dal professore emerito della MSU Joe Ritchie, che lo scienziato italiano ha poi ulteriormente sviluppato, mettendo a punto nuove funzionalità che consentono di prevedere meglio l'impatto della gestione agronomica sulla resa delle colture nello spazio e nel tempo.




