Roma, 11 giu. - (Adnkronos) - In Italia 4 milioni di persone hanno difficoltà a mettere insieme un pasto, mentre nell'Unione europea 79 milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povertà e 18 milioni di cittadini europei hanno beneficiato, nel 2011, del Programma europeo di aiuti alimentari agli indigenti (Pead). Per tutti loro, l'Unione Europea "esiste anche perché ricevono alimenti dall'Ue e capiscono così che l'Unione Europea pensa a loro". Così Marco Lucchini, direttore generale della Fondazione Banco Alimentare Onlus, spiega all'Adnkronos l'importanza della giornate di oggi e domani, con la discussione prima e la votazione poi del nuovo Fondo di aiuti europei agli indigenti (Fead) per il periodo 2014-2020. Oggi la relazione sul Fead verrà discussa e votata in sessione plenaria al Parlamento europeo prima di dare il via alle negoziazioni con il Consiglio dell'Ue. Il gruppo "Insieme Per l'aiuto alimentare", costituito da Associazione Banco Alimentare di Roma Onlus, Caritas italiana, Comunità di Sant'Egidio, Croce Rossa Italiana, Federazione Nazionale Società di San Vincenzo De Paoli, Fondazione Banco Alimentare Onlus, Fondazione Banco delle Opere di Carità, Associazione Sempre Insieme per la pace, si sta battendo per mantenere un programma di sicurezza alimentare di dimensione europea. Lucchini si dice ottimista anche se il dibattito è ancora acceso, soprattutto su alcuni temi che non vedono tutti i Paesi d'accordo: il budget di 3,5 miliardi di euro per 7 anni, e il carattere volontario o obbligatorio della partecipazione degli Stati. "Per noi va bene la volontarietà, purché non incida sul budget che, eventualmente, andrà ripartito sui Paesi che decidono di aderire", spiega Lucchini. Le resistenze dei Paesi (tra cui Germania, Svezia, Olanda e Gran Bretagna) riguardano il considerare questo tipo di problemi come responsabilità dei singoli Paesi che non devono gravare sull'Ue, "ma la povertà alimentare oggi è un problema di un po' tutti i Paesi dell'Unione, e c'è una maggiore preoccupazione per il numero crescente di persone che si rivolgono alle mense per ricevere aiuti alimentari", continua Lucchini. Da questo punto di vista "l'Italia è stato un esempio per tutti i Paesi nella gestione del precedente programma Ue ed è in prima linea sul fronte di favorire questo fondo collaborando e lavorando, richiedendo ai propri rappresentati Ue di sostenere il nuovo fondo e anche dal governo Letta arriva un segnale di continuità". Con il 2013 finisce il programma storico di aiuti alimentari dell'Ue "e il rischio è di trovarci, nel 2014, ad affrontare richieste di aiuti alimentari con strutture in difficoltà, scenario che genererebbe una situazione problematica non solo dal punto di vista sociale ma anche della sicurezza". Insomma, se le cose non dovessero andare come auspicato, "4 milioni di persone troverebbero chiuse mense di Caritas e di organizzazioni e dovrebbero procurarsi il cibo in modi personali e discutibili - sottolinea Lucchini - e le 15mila strutture in Italia che oggi forniscono aiuti alimentari improvvisamente dovrebbero dire di no a metà dele persone che hanno aiutato finora". Il nuovo fondo prevede anche un programma operativo da realizzare con chi opera quotidianamente con le persone bisognose, quindi con chi ha esperienza diretta ed è in grado di mettere in campo strumenti davvero utili, al contrario della "social card, strumento fallimentare che spero non venga più finanziato".




