Roma, 12 giu. (Adnkronos) - Linea dura contro il bullismo a sfondo razziale. La promette la Cassazione che applica l'aggravante nei confronti di quegli episodi di bullismo che avvengono con "finalita' di discriminazione o odio etnico". Una linea dura motivata dal fatto che, come spiega la Suprema Corte, vanno arginati il piu' possibile rischi di "emulazione". In questo modo, la Sesta sezione penale ha convalidato una condanna per ingiuria continuata con l'aggravante dell'odio razziale nei confronti di un ventenne di Perugia che, nell'aprile del 2006, al termine di una partita aveva schernito e fatto oggetto di sputi negli spogliatoi un compagno nigeriano che, nel corso dell'anno scolastico - come riferisce la sentenza 25870 - era stato abitualmente apostrofato come 'negro di m.' Inutile il ricorso del ventenne in Cassazione volto a contestare, tra l'altro, l'applicazione dell'aggravante dell'odio razziale. Piazza Cavour ha respinto il ricorso e ha fatto notare che "l'aggravante e' integrata quando l'azione si rapporti, nell'accezione corrente, al pregiudizio manifesto di inferiorita' di una razza, non essendo necessario che la condotta incriminata sia destinata, o quanto meno, potenzialmente idonea a rendere percepibile all'esterno, e quindi a suscitare, il riprovevole sentimento o, comunque, il pericolo di comportamenti discriminatori o di atti emulatori, anche perche' cio' comporterebbe l'irragionevole conseguenza di escludere l'aggravante in questione in tutti i casi in cui l'azione lesiva si svolgesse in assenza di terze persone". Lo studente e' stato condannato anche a rifondere il compagno oggetto di atti di bullismo con tremila euro.



