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Dalla vigna alla bottiglia, bilancio positivo per la carbon footprint nella filiera vitivinicola

Il vigneto mantiene una capacità netta di assorbimento non trascurabile
domenica 3 marzo 2013
Dalla vigna alla bottiglia, bilancio positivo per la carbon footprint nella filiera vitivinicola

2' di lettura

Padova, 1 mar. - (Adnkronos) - Se è vero che la carbon footprint può essere calcolata per qualsiasi processo produttivo che emetta Co2 e ha quindi un'impronta negativa, è anche vero che alcuni processi produttivi, come quelli legati alla coltivazione di vegetali, sono invece in grado di assorbire Co2. Parte da questa osservazione la ricerca dell'Università di Padova, avviata nel 2005 che ha prodotto risultati interessanti che potrebbero portare a rivalutare i conteggi fatti finora nella filiera vitivinicola. Finora, in tema di carbon footprint, "la filiera vitivinicola era stata presa in considerazione solo dal punto di vista delle emissioni legate ai fattori tecnici, ma all'Università di Padova abbiamo iniziato ad osservare cosa succede in vigneto, cioè la capacità di assorbimento di Co2 della vegetazione, e siamo stati i primi a conteggiare i numeri che la riguardano per avere un'idea della carbon footprint che non comprenda solo le operazioni di cantina", spiega all'Adnkronos Andrea Pitacco, del dipartimento Dafnae dell'Università di Padova. Risultato: "il vigneto mantiene una capacità netta di assorbimento non trascurabile e dai primi calcoli ne emerge un bilancio positivo: quella che è l'emissione di Co2 nel processo di cantina è compensata dalla Co2 assorbita in vigneto e questo darebbe al comparto una valenza ambientale importante e spendibile". La ricerca universitaria si è così trasformata in un progetto presentato alla Regione Veneto, 'Wine Zero', che combina l'analisi della carbon footprint relativa alla cantina con quello che avviene fatto nel vigneto. Perché se alla performance positiva osservata nella coltura si associassero pratiche virtuose anche in cantina "avremmo così trovato una via probabile per sviluppare crediti", aggiunge Pitacco. Per avere un'idea di questa capacità di assorbimento, basta pensare che "un bosco può accumulare ogni anno dai 6oo agli 800 grammi di carbonio per metro quadrato e che un vigneto è paragonabile a questi numeri, anche se in quest'ultimo caso si deve calcolare che dal vigneto si porta via l'uva", producendo quindi Co2. Alla Co2 assorbita in vigna "va quindi 'scontato' il prodotto agrario che si porta in cantina e poi si lavora - spiega l'esperto - ma anche sottraendo l'asporto, resta una quantità sensibile di Co2 assorbita. Poi, certamente, dipende quanto virtuosa è una cantina, alcune sono attente altre invece utilizzano tecnologie superate". Del progetto 'Wine Zero', approvato dalla Regione Veneto, al momento fanno parte tre aziende pilota, una delle quali rientra nel territorio della Docg Conegliano Valdobbiadene. L'approccio è quello di combinare "l'analisi della carbon footprint più classica, che ha sempre riguardato la parte di cantina, con gli assorbimenti in vigna. finora trascurati o stimati in modo approssimativo, e che invece fanno parte a pieno titolo del calcolo delle carbon footprint. Il progetto - conclude - punta ad avere un'idea precisa e certa della carbon footprint di una bottiglia di vino che contabilizzi ciò che succede in vigneto".