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'Ndrangheta: all'assalto di Roma, se ne parla domani nella capitale

domenica 27 ottobre 2013
'Ndrangheta: all'assalto di Roma, se ne parla domani nella capitale

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Roma 21 ott. (Adnkronos) - Il boss Emilio Di Giovine, re dell'hashish negli anni Ottanta, pentito negli anni Duemila, si racconta nel libro di Ombretta Ingrascì "Confessioni di un padre", edito da Melampo (pp. 192 - euro 13), che sarà presentato domani a Roma, nella libreria Ibs di via Nazionale 254, alle 19. Interverranno con l'autrice Raffaele Cantone, giudice anti-clan che vive sotto scorta per le indagini sui Casalesi, Enzo Ciconte docente di Storia della criminalità organizzata e il presidente onorario di Libera, Nando dalla Chiesa. Conduce il dibattito Silvana Mazzocchi di "Repubblica". Un'occasione per parlare con alcuni tra i principali studiosi di criminalità organizzata dell'assalto della 'ndrangheta alla capitale e delle ultime importanti indagini in corso. Perché gli affari dei clan non hanno confini. A dimostrarlo la lunga lettera del boss Di Giovine, cresciuto in una delle famiglie più potenti della 'ndrangheta reggina, che si rivela alla figlia. Ricorda la vita criminale, alternandola con il racconto della sua nuova vita "sotto protezione". È la confessione di un uomo che è stato a capo di una delle organizzazioni criminali più forti al mondo, che ai suoi luogotenenti fidati ha ordinato omicidi, che è riuscito a fuggire dalle carceri di Milano, Barcellona, New York. Fino al giorno in cui si è reso conto che la vita criminale "si scioglieva come neve al sole" e ha deciso di pentirsi, sempre più lontano dall'identità di boss e sempre più vicino a quella di padre. La sua testimonianza è stata raccolta da Ombretta Ingrascì, che ripercorre gli incontri con il pentito. Ingrascì ha studiato storia presso il Queen Mary College, University of London, è componente del Comitato antimafia del Comune di Milano, vicedirettrice della Summer School on organized crime della facoltà di Scienze politiche dell'Università degli Studi di Milano e presidente dell'associazione Altre. Di Giovine ha comandato un'organizzazione criminale dedita al traffico di eroina, hashish ed ecstasy, con base a Milano e reti in Marocco, Spagna, Olanda e Regno Unito. Dopo sette anni di carcere duro, nel 2003 ha deciso di pentirsi, contribuendo a fare luce su numerose vicende della guerra di 'ndrangheta.