Genova, 24 ott. - (Adnkronos) - Un masso gigantesco trascinato sulla carreggiata dalla frana è il primo ostacolo. Poco oltre, però, il rischio maggiore che impedisce di riaprire anche gli ultimi due chilometri chiusi sui ventidue di tracciato della provinciale 42 di Romaggi, nell'entroterra della Provincia di Genova, è un vecchio frantoio da cava in cemento, di proprietà privata e in disuso da molti anni, con i pilastri fortemente lesionati dalla stessa enorme frana che ha danneggiato la strada. In quel tratto dalla collina si sono riversati sulla carreggiata migliaia di metri cubi di rocce e terra, insieme ad alberi e tronchi. La violenza della frana ha demolito oltre cinquanta metri di barriere laterali, ostruito e danneggiato le tombinature sotto il piano stradale, bloccando il corso d'acqua che vi scorre abitualmente che ha così invaso la carreggiata. Gli uomini della Provincia, coordinati dal commissario Piero Fossati e dallo staff tecnico della viabilità hanno lavorato giorno e notte per liberare ogni tratto possibile di questo collegamento montano, che sbocca in Fontanabuona a San Colombano e sulla provinciale della Val d'Aveto tra i Comuni di Carasco e Mezzanego, dopo essersi arrampicata sino al passo di Romaggi a 950 metri. Nessuna frazione è isolata, ma i due chilometri ancora chiusi obbligano a un giro molto più lungo e tortuoso gli abitanti della Val Cichero, che l'interruzione obbliga a percorre il versante fontanino anziché quello, per loro molto più breve, verso Carasco dalla provinciale 586.


